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| Alredo Celeste |
Il processo per i fatti in cui l’ex sindaco Alfredo Celeste è imputato si avvia alla conclusione. Le prossime udienza sono in calendario per il 5 e 19 ottobre e poi le ultime per completare le arringhe dei difensori. La sentenza è attesa in dicembre o al massimo in gennaio. Intanto nell’udienza di mercoledì, che si è tenuta all’ottava sezione del Tribunale di Milano, l’avvocatessa Daniela Torro ha concluso l’arringa chiedendo l’assoluzione di Celeste, perché non ha commesso il fatto. Ecco le conclusioni della sua arringa. “Vi chiediamo di assolvere l’imputato Celeste ex art. 530, primo comma c.p.p., perché il fatto non sussiste o, in subordine, perché l’imputato non lo ha commesso.
E vi chiediamo di farlo non tanto e solo per Celeste, per cui ci dispiacerebbe davvero se nella fase finale della sua esistenza, dopo anni e anni di esercizio di funzioni pubbliche con probità e costumatezza, senza alcun tornaconto personale, dovesse arrivare a pensare che in fondo in Italia è meglio farsi corrompere, perché almeno se devi finire per due volte in questa bassa macelleria mediatico-giudiziaria perdendo anche il posto di lavoro, è meglio se ci finisci per aver commesso effettivamente un reato. E nemmeno per gli abitanti di Sedriano, che si sono visti immeritatamente tacciare di omertà mafiosa per il solo fatto di conoscere Celeste da una vita e non aver creduto alle accuse rivoltegli, quando invece hanno sempre denunciato i reati commessi sul loro territorio, e sono altri i soggetti omertosi che a quei reati hanno dato e continuano a dare copertura. O per i dipendenti del Comune di Sedriano, che sotto l’amministrazione di Celesteavevano ritrovato quell’autonomia di cui prima non godevano e che comunque, almeno per la maggior parte di loro, avevano provato a fare il loro dovere senza farsi intimorire da nessuno, e che invece abbiamo visto venire qui a sfilare negando l’illecito e le minacce ricevute dai Longo, negando l’episodio dei Valle, negando quasi persino di aver mai effettuato delle attività (come nel caso di Fusaro), spaventati o di non compiacere abbastanza chi in quel momento disponeva delle loro sorti lavorative o di essere di nuovo lasciati da soli a fronteggiare le intimidazioni esterne, come succedeva prima del 2009. O per una persona buona e coraggiosa, che nel rispetto delle sue idee politiche ha reso tanti servizi allo Stato italiano – non a caso era entrato nel mirino di Prima Linea e delle Brigate Rosse – e all’amministrazione della giustizia, senza scorte, senza alcuna rete di protezione, interponendo il suo corpo se necessario, come ha fatto a Genova il 21 luglio 2001 in piazzale Kennedy per impedire al corteo di finire addosso alla polizia, come ha fatto tra i Longo e la Pastena, e non si meritava davvero di finire screditato e infangato negli ultimi anni della sua vita, per gli indicibili interessi di alcuni. Vi chiediamo di farlo per voi, perché ogni volta che si accetta una violazione dei principi dello stato di diritto così evidente, è alla credibilità della giurisdizione che si infligge una ferita irreparabile”.
