Mario Comincini, coautore del libro del Comune, da cui la vicesindaco Annamaria Garofalo ha ripreso ampie pagine per pubblicarle sul suo sito personale, è intervenuto per fare delle precisazioni in merito al diritto d’autore spettante al Comune di Sedriano. Da Comencini fra l’altro è partito tutto, poiché è stato lui a segnalare la violazione del copyright in municipio e poi a informare la autorità. Ecco le sue puntualizzazioni che ricevo e pubblico:
L’avv. Sponzilli, legale del Comune, dopo aver ritenuto esistente l’illecito di violazione del citato diritto d’autore e prima di arrivare a quantificarne il danno, avverte quanto sia complesso stabilire quel danno, perché il criterio da lui adottato potrebbe non essere quello di un giudice, “anche alla luce delle prospettazioni che le parti potrebbero svolgere in quella sede”.
E in effetti, ad esempio, si sostiene che dal mio volume si sono riprese solo parti di testo “e non le immagini”. Ciò non corrisponde al vero perché i testi di Garofalo sono corredati da molte immagini riprese dal volume, coperte da copyright come si avverte nelle pagine introduttive ed i cui diritti, come precisa l’avvocato, sono stati acquisiti dal Comune. Inoltre il perito scrive che le puntate della “Storia Sedrianese” sono state “circa 25 nell’arco di una decina di mesi”, alludendo alle puntate da febbraio a novembre del 2021, mentre nella puntata del febbraio 2021 Garofalo scrive che si tratta della quattordicesima: evidentemente il perito non ha preso in considerazione le puntate pubblicate prima del febbraio 2021. E già queste due rettifiche obbligano a rivedere in aumento la misura del danno quantificato. Che è come dire: la perizia (costata al Comune 4377 euro) non è attendibile.
Sembra che al parere dell’avv. Sponzilli il sindaco e la vicesindaca vogliano attribuire la definitività di una sentenza. Non è così. Intanto c’è anche la violazione del diritto morale d’autore, menzionato infatti dall’avv. Sponzilli e che spetta a me (lo farò valere nelle sedi opportune anche perché ora sono confortato dalle conclusioni del legale del Comune). E soprattutto va tenuto presente che l’illecito di Garofalo può essere qualificato come reato (art. 171 comma 1a-bis della legge sul diritto d’autore, con pena aggravata in caso di “usurpazione della paternità dell’opera”), indipendentemente da danni causati al Comune o da vantaggi economici per il responsabile di tale violazione. E a questo proposito segnalo di essere stato interrogato sulla vicenda, come persona informata sui fatti, da un graduato della polizia giudiziaria per conto della Procura della Repubblica di Milano, che ha verbalizzato le mie risposte e provveduto ad acquisire documenti; altro non posso aggiungere, essendo vincolato al segreto istruttorio.
La grande assente, in tutta questa vicenda, è l’etica politica, per la quale nei Paesi civili si dimette immediatamente chi ha copiato anche una sola pagina di una tesi di laurea, senza processi e neanche costosi pareri e tanto meno imbarazzanti difese d’ufficio di un sindaco per la sua vicesindaca (“Errore veniale, non intenzionale, di poco conto, in buona fede”) e autodifese basate sulla consunta teoria del complotto (“E’ stata una mossa politica da parte delle opposizioni”), quando un avvocato – non della controparte! – dichiara esserci l’illecito e la magistratura penale vuole vederci chiaro. Il silenzio, in questi casi, sarebbe auspicabile. E invece Garofalo, senza tener conto che il parere dell’avvocato ha spazzato via tutti i suoi risibili argomenti difensivi, arriva ad affermare: “Io sono comunque convinta di non aver danneggiato nessuno. In ogni caso pagherò”. Non ha danneggiato il Comune? E allora perché paga? Perché perde l’occasione di provare in giudizio la liceità del suo comportamento? Tra l’altro: sostenendo che il danno non c’è, la vicesindaca tacitamente denuncia che il suo Comune ha sprecato quasi 4.500 euro per avere una perizia sbagliata, quindi un danno all’erario quasi dieci volte superiore a quello che lei afferma di non aver commesso.
