Alfredo Di Lisa, esponente storico del Partito socialista, è intervenuto per squarciare il silenzio che incombe sulla sinistra di Settimo Milanese ed esprimere la sua posizione sul tema del conflitto. E a modo di provocazione rende pubblica una foto che lo ritrae nei panni di ayatollah.
Alla luce dei gravissimi sviluppi internazionali delle ultime settimane, seguiti agli attacchi militari condotti da Stati Uniti e Israele contro il territorio iraniano, sento il dovere, umano prima ancora che politico, di esprimere una posizione chiara.
Secondo le principali fonti internazionali, l’offensiva congiunta ha colpito infrastrutture strategiche e figure apicali del sistema iraniano, aprendo una fase di escalation militare senza precedenti. Un conflitto che rischia di destabilizzare l’intero Medio Oriente e di avere conseguenze dirette anche sull’Europa, sull’economia globale e sulla sicurezza energetica .
Di fronte a tutto questo, non si può rimanere in silenzio.
Condanno con fermezza ogni azione militare che avvenga al di fuori di un chiaro quadro di diritto internazionale e senza un mandato condiviso dalla comunità internazionale. Le guerre preventive e unilaterali rappresentano una deriva pericolosa che rischia di riportarci a logiche di forza che pensavamo superate.
Per questo ho scelto, in modo volutamente provocatorio, di pubblicare una mia immagine simbolica per richiamare l’attenzione su quanto sta accadendo. Non è una provocazione fine a sé stessa, ma un grido di indignazione contro l’ipocrisia e contro un sistema internazionale che applica principi diversi a seconda degli attori coinvolti.
Ancora più grave è il silenzio di certa politica locale. A Settimo Milanese, dove su ogni tema si levano prese di posizione immediate, oggi assistiamo a un imbarazzante vuoto. Quando si tratta di conflitti internazionali, diritti e sovranità, il silenzio non è neutralità: è scelta.
Io non ci sto.
Non ci sto all’idea che il diritto internazionale possa essere piegato agli interessi geopolitici delle grandi potenze.
Non ci sto al silenzio selettivo.
Non ci sto a un mondo in cui la forza prevale sulla diplomazia.
Serve una posizione chiara: meno imperialismi, più diritto, più equilibrio, più responsabilità.
