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Alfredo Di Lisa (PSI) è un personaggio che va dritto al cuore delle cose e sull’immane tragedia che si consuma nella Striscia di Gaza non si gingilla con le parole, ma chiede una presa di posizione netta del consiglio comunale. Ovvero che si pronunci non con generiche parole inneggianti alla pace, ma faccia innalzare in municipio la bandiera della Palestina e approvi un documento per il riconoscimento dello Stato palestinese.

Ci sono momenti nella vita di una comunità in cui le mezze misure equivalgono a codardia. Momenti in cui non basta la retorica della pace, non bastano i drappi arcobaleno che penzolano come addobbi folcloristici da balcone, non bastano le frasi accomodanti scritte nei comunicati stampa. La pace non è una cornice colorata: è una scelta. Una scelta che comporta schierarsi, decidere da che parte stare.

Oggi la pace ha un volto preciso: quello dei bambini palestinesi ridotti in polvere sotto le macerie, delle famiglie sterminate, delle madri che scavano con le mani nude. Non possiamo continuare a dire “mai più” guardando al passato e poi accettare l’orrore del presente. Quelle morti gridano vendetta davanti a Dio, e chi resta in silenzio diventa complice.

Per questo, sindaco Rubagotti, Le dico con chiarezza: non bastano più i simboli anodini. Abbiamo il dovere morale e politico di issare la bandiera della Palestina davanti al nostro municipio e di approvare una mozione per il riconoscimento ufficiale dello Stato palestinese.

Non si tratta di un gesto ideologico, ma di un atto di giustizia. Perché non si può parlare di pace se non si riconosce il diritto di esistere di un popolo martoriato. Non si può invocare dialogo se non si ha il coraggio di nominare la parola “Palestina”.

E non mi si dica che “non è competenza del Comune”: i Comuni sono la prima cellula della democrazia. Sono i luoghi in cui la politica deve avere il coraggio di alzare la voce quando la dignità umana viene calpestata.

Ecco perché questa mozione sarà anche un banco di prova. Solo portandola in consiglio comunale vedremo chi ha il coraggio di schierarsi davvero. Non ho dubbi che la consigliera Stringaro voterà a favore, perché ha sempre dimostrato coerenza. Ma le destre? Che cosa faranno le destre?

Il consigliere Delvecchio, di famiglia ebraica, avrà il coraggio di continuare ad approvare, con il suo voto, il genocidio ordinato da Nethaniau? Saverino e Guida, che un tempo si fregiavano di appartenere a una destra sociale e “patriottica”, continueranno a nascondersi dietro le moine del governo, oggi completamente appecoronata alle politiche israeliane? Che ne è stato della destra vera, quella che negli anni ’70 e ’80 sapeva distinguere e non temeva di schierarsi per i diritti del popolo palestinese?

Questa mozione spaccherà il velo dell’ipocrisia. Ci dirà chi difende i carnefici e chi si schiera con le vittime. Ci dirà chi ha ancora una coscienza e chi invece preferisce il silenzio complice.

L’ha urlato Enzo Iacchetti in televisione, con rabbia e dolore autentici, mostrando più dignità di tanti politici: se un artista ha saputo dare voce al nostro sdegno, che cosa aspettiamo noi amministratori a fare lo stesso?

Sindaco, il tempo della neutralità è finito. La neutralità, oggi, è connivenza. Non si può più stare nel mezzo. O si guarda la realtà, o ci si copre gli occhi con la bandiera arcobaleno.

Settimo Milanese ha la possibilità di scrivere una pagina di coraggio civile: bandiera della Palestina sul Municipio e mozione per il riconoscimento dello Stato palestinese.

Sarà una scelta divisiva, certo. Ma la pace non nasce dal cerchiobottismo: nasce da chi ha il coraggio di gridare che il genocidio è un crimine, che la Palestina esiste, che i bambini hanno diritto a vivere.

Sindaco, la storia non ricorderà i pavidi, ma chi ha scelto. La domanda è: Settimo da che parte vuole stare?

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