Il nuovo piano del diritto allo studio? Sia un piano per educare al rispetto delle donne. A chiederlo è l’instancabile Alfredo Di Lisa, dirigente del Nuovo PSI, artigiano della politica e soprattutto padre preoccupato e cittadino indignato. Di Lisa trova che nell’attuale momento storico servono parole forti, atti concreti e coscienze sveglie e non le solite gite.
E coglie l’occasione dell’imminente adozione del piano per il diritto allo studio per proporre di cambiare direzione.
Va bene – chiosa – che si tratti di un documento importante, nobile nei suoi intenti, che ogni anno traccia le coordinate dell’alleanza educativa tra Comune e scuole. Ma oggi, più che mai, serve il coraggio di dire che non è più tempo di fare le solite cose.
E spiega quale debba essere il nuovo corso.
Sì, le gite scolastiche sono belle, le uscite didattiche utili, i progetti creativi anche meritevoli. Ma in un’epoca in cui ogni settimana i giornali riportano nuovi casi di femminicidio, stupri, violenze, insulti online e offline contro le donne – serve una svolta.
Serve obbligare, sì obbligare, i nostri ragazzi delle scuole medie a momenti di riflessione, di confronto, di educazione autentica su cosa significa rispettare una donna.
Non si tratta solo di “parità di genere” scritta nei regolamenti, ma di cultura del rispetto radicata nei gesti, nei pensieri, nelle parole.
Quello che sta emergendo da ambienti come il sito PHICA.EU – un nome che suona quasi accademico ma che nasconde contenuti vergognosi, sessisti, retrogradi, violenti nella forma e nella sostanza – dimostra che la lotta è culturale, non solo giuridica.
Se qualcuno ancora crede che il problema sia marginale, si sbaglia.
Il linguaggio che leggiamo online – tra incitamenti alla sottomissione femminile, teorie tossiche sui “valori tradizionali” come dominio maschile, e slogan mascherati da spiritualità da quattro soldi – è lo stesso linguaggio che precede la violenza fisica. È la premessa ideologica del femminicidio.
E allora, assessore De Palma, signor Sindaco Rubagotti, vi chiedo: è accettabile che in una comunità come Settimo Milanese il piano del diritto allo studio non abbia una sezione forte, decisa, visibile, dedicata al rispetto delle donne?
Non bastano due righe in un paragrafo. Non bastano parole generiche sulla cittadinanza attiva. Serve un capitolo intero, un progetto obbligatorio, continuo, curato in ogni classe di scuola media. Serve coinvolgere esperti, psicologi, associazioni di donne, magistrati, filosofi. Serve anche la voce delle famiglie. Serve uno scatto di dignità istituzionale.
Perché la battaglia si vince insieme: famiglia e scuola, padri e madri, insegnanti e amministratori.
Il rispetto non si insegna con le circolari, ma con l’esempio, con la parola giusta al momento giusto, con l’educazione sentimentale, con l’idea che un uomo vero è quello che sa ascoltare, non quello che impone.
I figli imparano da come parliamo noi adulti.
E le istituzioni locali, come il Comune, devono guidare questa battaglia, non inseguirla.
Non ho ricette miracolose, ma ho un’urgenza dentro. Una voce che mi dice: “è troppo tardi per aspettare ancora”.
Ogni ragazza bullizzata a scuola, ogni video su TikTok che la ridicolizza, ogni giovane che confonde il possesso con l’amore – è un fallimento nostro.
E allora sì: si può e si deve fare qualcosa.
Un ciclo di incontri nelle scuole.
Un patto educativo con le famiglie.
Un progetto stabile, annuale, comunale, che metta al centro il rispetto delle donne come fondamento della democrazia e della convivenza.
Perché chi non rispetta una donna, non è solo un maschilista.
È un nemico della libertà.
È un diseducato alla civiltà.
È un uomo pericoloso per la società.
Io non voglio che Settimo Milanese sia complice di tutto questo.
E voi?
