La consigliera comunale Alice Cerini, che nella vita è insegnante a Cornaredo nell’istituto comprensivo Da Vinci, e’ intervenuta a proposito della polemica sui bersaglieri scoppiata a Magenta. Ecco le sue riflessioni.
A Magenta è scoppiata una polemica dopo che alcuni docenti del Liceo Scientifico “Donato Bramante” hanno inviato una lettera per chiedere che i Bersaglieri venissero esclusi dalle attività scolastiche, dichiarando di non condividere i loro valori.
Una posizione che ha suscitato reazioni importanti: il preside Felice Cimmino e il sindaco Luca Del Gobbohanno entrambi preso le distanze, sottolineando l’importanza del rispetto verso chi rappresenta un pezzo della nostra storia e della nostra identità nazionale.
Una posizione che ha suscitato reazioni importanti: il preside Felice Cimmino e il sindaco Luca Del Gobbohanno entrambi preso le distanze, sottolineando l’importanza del rispetto verso chi rappresenta un pezzo della nostra storia e della nostra identità nazionale.
Da insegnante e da amministratrice pubblica, sento il bisogno di dire la mia.
Insegno alla scuola dell’infanzia dell’ICS via Da Vinci di Cornaredo, e nella nostra scuola abbiamo scelto di invitare i Bersaglieri in occasione della giornata della musica di Santa Cecilia.
È stata una bellissima esperienza, sentita e partecipata. I bambini li hanno accolti con entusiasmo e curiosità. Non si è trattato di celebrare la guerra, ma di mostrare ai più piccoli un pezzo di storia, di tradizione e di impegno civile.
È stata una bellissima esperienza, sentita e partecipata. I bambini li hanno accolti con entusiasmo e curiosità. Non si è trattato di celebrare la guerra, ma di mostrare ai più piccoli un pezzo di storia, di tradizione e di impegno civile.
La divisa non è solo un simbolo militare. È anche il segno di chi sceglie di servire il proprio Paese. E io penso che educare fin dalla prima infanzia al rispetto delle istituzioni, della memoria e della storia sia un nostro dovere.
La scuola, oggi più che mai, deve tornare ad essere un punto di riferimento educativo e culturale.
Non può limitarsi a trasmettere nozioni: deve formare coscienze, insegnare il rispetto, il confronto e il senso del dovere.
Deve essere aperta al mondo, capace di guidare bambini e ragazzi nella comprensione della realtà, anche quando è complessa.
Educare significa anche mostrare che dietro una divisa ci sono persone, storie, valori. E che la pace si costruisce con la conoscenza, non con l’ignoranza o l’isolamento.
Non può limitarsi a trasmettere nozioni: deve formare coscienze, insegnare il rispetto, il confronto e il senso del dovere.
Deve essere aperta al mondo, capace di guidare bambini e ragazzi nella comprensione della realtà, anche quando è complessa.
Educare significa anche mostrare che dietro una divisa ci sono persone, storie, valori. E che la pace si costruisce con la conoscenza, non con l’ignoranza o l’isolamento.
So che ognuno ha le proprie opinioni. Ma credo che la scuola non debba chiudersi. Rifiutare in blocco chi rappresenta una parte della nostra storia, anche recente, non aiuta a crescere cittadini consapevoli. Al contrario, rischia di alimentare pregiudizi e chiusure.
Il preside del Quasimodo, professor Aiello, ha giustamente preso le distanze da quella posizione e ha rilanciato: ha invitato i docenti l’8 giugno alla rievocazione della Battaglia di Magenta, un momento importante per tutta la città e un’occasione per conoscere meglio il passato e riflettere sul presente.
Io penso che sia arrivato il momento di fermarci un attimo e chiederci: che scuola vogliamo? Una scuola che protegge i bambini dalla realtà o una che li accompagna a capirla, con gli strumenti giusti?
Quello che insegniamo oggi ai bambini piccoli, domani diventa parte del loro modo di vivere il mondo. Per questo ritengo che educare al rispetto – anche della divisa – sia fondamentale.
Non si tratta di fare propaganda, ma di dare valore a ciò che ci ha preceduto e a chi lavora, ogni giorno, per il bene comune.
Non si tratta di fare propaganda, ma di dare valore a ciò che ci ha preceduto e a chi lavora, ogni giorno, per il bene comune.
