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“Lascia molto perplessi – attacca la consigliera comunale Claudia Munero (Pd) – il fatto che l’amministrazione comunale, pur avendo un avanzo di bilancio di parte corrente, non abbia destinato risorse alla riduzione delle tariffe scolastiche per la refezione. Gli aumenti, intorno al 12% per famiglie con un solo figlio, aumentano in maniera significativa per le famiglie aventi 2 o più figli, con aumenti che vanno dal 17,6% a salire fino al 70% e sono percentualmente più alti per le fasce di reddito più basse”. Questi aumenti sono indicati nel Piano di Diritto allo Studio in maniera piuttosto criptica. Proprio questo documento, il primo della nuova amministrazione, è stato approvato soltanto in giunta, senza un confronto in commissione o in consiglio comunale (contrariamente al passato). I consiglieri comunali designati per l’apposita consulta sul diritto allo studio sono stati nominati soltanto il 28 novembre, a più di cinque mesi dalla vittoria del centrodestra alle elezioni comunali e due mesi e mezzo dopo l’inizio della scuola. L’assessora Cagnoni giustifica la scelta di non portare il Piano di Diritto allo Studio in consiglio comunale con l’intento di “lasciare fuori la politica dalla scuola”. “Una motivazione – prosegue Munero – davvero difficile da capire, considerando che il suo ruolo, come quello della giunta, è politico. Non essendo ancora attiva la consulta, quest’anno tale decisione ha avuto l’unico effetto di evitare un confronto su un documento importante per studenti e famiglie. Ci auguriamo per il prossimo anno un deciso cambio di passo. Il centrodestra che a parole si definisce ‘pro-famiglia’ non lo dimostra nei fatti: elimina la tassa sui passi carrai ma, confermando le altre tariffe decise dal commissario, trascura di considerare anche interventi a tutela delle famiglie sul fronte scolastico. Una scelta politica che trascura proprio i cittadini più colpiti dagli aumenti”.

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