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Il 4 novembre 2018 calava il sipario sulla Grande guerra. L’Italia, dopo un tremendo sforzo, piegava le forze nemiche. E nell’anniversario dell’evento il pacifista Giuliano Colombo coglie l’occasione per riflettere sulle conseguenze della guerra, che ieri come oggi sono tragiche. Ecco le sue considerazioni.

Nel 1914, dopo un lungo periodo di pace, sviluppo economico stabilità politica, in cui si diffuse la convinzione che ormai nessuno avrebbe più potuto arrestare i progressi scientifici e sociali, la storia europea, con l’inizio della Grande Guerra, aprì un triste capitolo in cui si trovarono poi coinvolte quasi tutte le nazioni del mondo, tanto da essere storicamente definita Guerra Mondiale.

Dal 1815, con la sconfitta napoleonica, non si conoscevano ampi conflitti, ma solo limitate situazioni critiche, che però con il tempo finirono per inasprire i rapporti diplomatici tra gli stati per poi sfociare nel conflitto mondiale.

Una situazione simile a quella che stiamo vivendo con i conflitti in Ucraina e Medio Oriente. Un grave rischio incombe di nuovo sull’intera comunità internazionale.

La Grande Guerra è stato uno dei conflitti più sanguinosi dell’umanità.

Persero la vita quasi 10 milioni di soldati. Più di 21 milioni i feriti. Molti rimasero segnati per tutta la vita.

Moltissimi soltati soffrirono di traumi psicologici sino al collasso nervoso, mentale. Il trauma da bombardamento. La follia. I superstiti traumatizzati divennero la generazione perduta.

Un milione di civili morì per causa delle operazioni militari.

Sei milioni furono le vittime per cause collaterali: carestie, carenze di generi alimentari, malattie, epidemie, persecuzioni raziali scatenatesi durante il conflitto.

L’enorme perdita di vite provocò un contraccolpo sociale. L’arretramento, l’involuzione, il declino.

L’ottimismo fu spazzato via. Il Mondo moderno, immerso nell’illusione di uno sviluppo illimitato, conobbe tragicamente la latente brutalità di cui era capace.

Non molto tempo dopo la fine della guerra, il mostro aprì di nuovo le sue ali divorando territori e anime, portando l’umanità ad un nuovo conflitto totale.

Di quei giovani soldati innocenti che dal 1914 al 1918 perirono per cause estranee alle loro volontà, sono rimasti il ricordo della storia, le commoventi lettere che inviavano a casa, i monumenti innalzati in loro memoria.

Giovani diciasettenni, privi di addestramento, furono tragicamente mandati a combattere in prima linea contro un nemico a loro sconosciuto, per ragioni a loro sconosciute.

Oggi, nonostante le brutalità sofferte, continuiamo a celebrare l’anniversario della vittoria della Grande Guerra. Mentre dovremmo invece celebrare la sua fine riflettendo sul prezzo pagato e sulle sue conseguenze.

Anziché celebrare una vittoria che umanamente è inesistente, dovremmo provare un senso di vergogna e ripudio per quell’esperienza storica che ha sconfitto l’intera umanità.

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo. È l’articolo 11 della nostra Costituzione. Rispettiamolo. Diamogli attuazione.

Facciamo tesoro delle esperienze passate. Il mostro può ancora svegliarsi.

Rendiamo vera giustizia ai giovani periti in battaglia e a tutte le vittime. Se fossero qui ripudierebbero la guerra senza esitazione.

Prenderci un impegno per noi e le generazioni future.

Diamo il nostro contributo per una prospettiva di felicità per l’umanità.

Ripudiamo concretamente la guerra.

Promoviamo la Pace. Facciamoci portatori di Pace. Celebriamo la Pace e la fine delle guerre.

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