I giorni scorsi, nella vicina area geopolitica del Medio oriente, si è aperto un nuovo conflitto armato. Le conseguenze umanitarie sono e saranno gravi. Anche le ripercussioni economiche che interesseranno l’intera comunità internazionale saranno gravi. E le vittime si contano già a migliaia.
Il pacifista Giuliano Colombo in questa nota che ricevo e pubblico invoca l’impegno per pacificare il mondo e la creazione a livello cittadino di un’entità che lavori per promuovere la pace”.
Sono numerosi anche i cittadini italiani che per diverse ragioni soggiornano in questi territori. Il nostro Ministero degli Esteri riferisce di numeri importanti. In Israele sono presenti tanti italiani quanto gli abitanti di Bareggio.
Non si tratta comunque di un nuovo conflitto. La situazione critica che caratterizza quei territori ha origini lontane. Da troppo tempo, da decenni, questa situazione ciclicamente produce vittime, devastazioni, ingenti danni per patrimonio e territorio, compromette e condiziona equilibri economici e sociali per l’intera regione e anche internazionali.
Alle sue origini l’occupazione illegittima di territori, operata da uno stato con l’aggressione militare verso uno stato confinante. Ciò che nel febbraio dello scorso anno è avvenuto in Ucraina e prossimamente potrebbe avvenire a Hong Kong.
Noi ripudiamo la guerra. La rifiutiamo e rinneghiamo. Abbiamo preso questa decisione dopo aver vissuto l’ultimo conflitto mondiale e le sue atrocità.
Questo conflitto si compie sulla sponda a noi opposta del Mediterraneo. Il nostro mare che amiamo e di cui siamo il pontile, il molo per l’Europa.
Le ripercussioni economiche saranno gravi. Il nostro grave debito pubblico economicamente ci rende più esposti, più vulnerabili di altri paesi. Economicamente anche questo conflitto ci toccherà da vicino. È inevitabile.
Abbiamo l’ambizione d’essere una tra le prime importanti economie mondiali.
Abbiamo anche il dovere morale e umanitario di portare, favorire e contribuire perché la pace si radichi e mantenga nei territori che si affacciano sul Mediterraneo e in ogni parte del mondo.
Abbiamo interesse, tutto il mondo lo ha, che si sviluppino in ogni parte della Terra economie democratiche fondate sulla pace.
Dobbiamo ricominciare a parlare attivamente di pace. È ora che si ricominci a parlare, a discutere serenamente di pace. Dobbiamo farlo in ogni comunità. È il semplice gesto, modo essenziale e fondamentale che abbiamo per contribuire alla costruzione di un mondo di pace.
Dobbiamo costruire un’alternativa alla via che porta il mondo e le comunità verso realtà e situazioni violente sempre più quotidiane.
Abbiamo necessità di un’entità locale per la pace. Che si tratti di un comitato, un’intesa, una conferenza o altro, ma che ci sia, che nasca, esista. Che sia attiva per favorire una cultura di pace.
