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Lunedì 29 prossimo è all’ordine del girono del consiglio comunale sia la discussione sul parere pro veritate espresso dall’avvocato incaricato dal Comune che sulla revoca delle deleghe inerenti il plagio compiuto dalla vicesindaca Annamaria Garofalo relativamente al libro sulla storia di Sedriano. La questione è venuta alla luce per via della presa di posizione dello storico Mario Comincini, coautore del libro in questione. “La valutazione di questo parere -afferma Comicini– è paralizzata dalla vicesindaca Garofalo, perché si rifiuta sia di indicare quante e quali immagini sono state plagiate dal libro curato appunto da me, immagini su cui il Comune ha il copyright, sia di mettere a disposizione le prime 13 puntate, di 25, della sua “Storia Sedrianese”, perché l’avvocato ha lavorato solo sulle altre messe a disposizione dello stesso”. Comincini però non molla e  con una lettera aperta invita la vicesindaca a collaborare col Comune nell’accertamento dell’entità del plagio, e quindi del danno prodotto al Comune stesso, mettendo a disposizione tutte le immagini e tutti i testi della sua “Storia Sedrianese”. Ecco la sua lettera.
Signora Garofalo, mi permetto di scriverle per esporle alcune mie considerazioni.
Nel consiglio comunale convocato per il 29 maggio si discuterà una mozione sul parere pro veritate dell’avvocato Adriano Sponzilli di Bologna, il quale ha riconosciuto nella sua “Storia Sedrianese” gli estremi del plagio rispetto al volume da me curato nel 2012.
L’avvocato Sponzilli ha lavorato sul materiale fornitogli, ma si trattava di materiale lacunoso per i motivi già rilevati: non si è tenuto conto che del libro da me curato si sono usati non solo i testi ma anche le immagini, queste ultime riconosciute dall’avvocato come oggetto di cessione di copyright a favore del Comune. Così come è provato che l’avvocato Sponzilli, proprio per come si esprime nel parere, per la valutazione della “Storia Sedrianese” non è stato messo nella condizione di tener conto dei primi 13 capitoli, 13 su 25. Che estensione hanno le puntate tuttora indisponibili? E con quali fonti sono state redatte?
Per valutare il parere dell’avvocato, due domande sono quindi ineludibili:
– Delle 70 immagini utilizzate solo per gli ultimi 10 capitoli (su 25), quante sono state riprese dal libro da me curato? E come sono illustrati gli altri 15 capitoli? È evidente l’imbarazzo del sindaco Re che, per tentare di rispondere a questa domanda, l’ha girata all’opposizione.
– Per redigere i primi 13 capitoli della “Storia Sedrianese”, quanto è stato ripreso dal volume da me curato?
Se non si risponde a queste due domande, il contenuto e quindi le conclusioni del parere pro veritate, basandosi su materiale incompleto, sono utili solo se si vuole chiudere velocemente la faccenda.
E le risposte alle due domande possono venire solo da lei, signora Garofalo. Può darle solo lei ma, aggiungo, deve darle. Perché lei è la vicesindaca di un Comune che, rispetto a un proprio diritto risultato leso, sta ricercando la verità persino contando sull’aiuto dell’opposizione. E, come vicesindaca, lei non può rifiutarsi di collaborare col sindaco a questa ricerca, perché il suo diniego equivale – è una mia opinione – a non onorare la carica pubblica che ricopre e a mettersi in conflitto d’interesse col Comune. Diniego che lei ha dimostrato fino ad oggi, con un silenzio sulle mie due domande che non le fa onore perché può alimentare il sospetto, che io non ho perché non sono prevenuto ma assolutamente da allontanare con ogni mezzo, che lei tema un pregiudizio personale qualora sia conosciuta, in relazione al plagio, la parte di verità ancora nascosta, potendo questa andare automaticamente ad accrescere il “quantum” del danno da lei causato al Comune e da lei risarcito nella misura indicata dall’avvocato. Un sospetto che non può assolutamente aleggiare sulla gestione di un Comune, dove deve essere massima la certezza che si sta perseguendo solo l’interesse pubblico.
Il mio consiglio è quindi di evitare che il temporeggiare possa danneggiare l’immagine del Comune e delle cariche che lei ricopre in seno al Comune stesso. Molto delicata, in particolare, è la sua delega a promuovere l’educazione, oltre che l’istruzione, della gioventù sedrianese e quindi trasferire, in sintonia col personale didattico, i valori alla base della convivenza civile, pertanto una delega che non può tollerare ombre di sorta.
Ci rifletta: è una questione etica prima che politica o giuridica. Le ho posto due domande ma le risposte non deve darle a me: sono dovute ai suoi concittadini, a maggior ragione se lei è convinta di essere nel giusto. E le sue risposte sono destinate a mantenere il loro valore etico-politico indipendentemente dall’esito della seconda mozione che si discuterà il 29 maggio, riguardante la richiesta di revoca delle deleghe che lei esercita in seno all’amministrazione comunale.

Post scriptum. Nella manifestazione “Marcia per la legalità”, tenutasi oggi 26 maggio e che ha visto coinvolto l’istituto comprensivo “G. Matteotti” , proprio la delegata all’istruzione, cioè lei, è rimasta muta. Hanno parlato la dirigente scolastica e un’insegnante, ma non la delegata all’istruzione. Sono stati ringraziati, per il loro apporto al successo dell’iniziativa, gli agenti di polizia municipale, il comandante dei Carabinieri, una fotografa, una giornalista e tanti altri, ma non la delegata all’istruzione (perché forse non meritava un riconoscimento per il proprio impegno?). Dopo questo suo silenzio nel corso di tutta la manifestazione organizzata da insegnanti e alunni, mi sembra legittimo affermare che la delegata all’Istruzione non ha sentito l’obbligo di onorare la propria carica, neanche un “grazie” ad insegnanti e alunni per l’iniziativa promossa dalle scuole affidate alla sua funzione pubblica. E non ha neppure sentito come un dovere istituzionale, in quel contesto, esprimere pubblicamente ai “suoi” alunni un solo concetto sul valore della legalità e un commento compiaciuto sulla “Ruota di diritti” inaugurata in quella occasione: ha preferito starsene seduta tutto il tempo in silenzio e neanche nella prima fila tra le autorità (vedi foto).

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