Il prossimo 29 maggio si discuterà in consiglio comunale la mozione, firmata dai consiglieri Alfredo Celeste, Massimiliana Marazzini e Donatella Barini, con cui viene chiesto al sindaco Marco Re di revocare le deleghe alla sua vice Annamaria Garofalo per il plagio del libro storico su Sedriano e di cui è proprietario il Comune. Il coautore del libro, lo storico Mario Comincini, ha colto l’occasione per fare una riflessione più ampia sulle ragioni per cui un politico che finisce in qualche guaio nell’esercizio delle sue funzioni istituzionali si debba dimettere. Eccola. A qualcuno, magari per chissà quale convenienza, può sembrare esagerato aspettarsi le dimissioni da un politico quando a suo carico risulta un illecito come quello che il perito ha attribuito alla vicesindaca Garofalo. Ma solo perché in Italia non è la regola. Perché da noi le dimissioni spesso si chiedono quando non è il caso e non si danno quando è il caso. In Europa però è diverso. Ecco sei politici europei, non politici locali (cinque ministri e un Presidente della Repubblica) che, riconoscendo il plagio e senza attendere l’esito di laboriosi accertamenti, hanno rassegnato le dimissioni appena dopo che le loro tesi di laurea sono risultate essere state parzialmente copiate:
– La tedesca Franziska Giffey, ministra dell’Istruzione: nel 2021 si dimise con questa motivazione «I membri del governo, il partito e l’opinione pubblica chiedono chiarezza. Quindi ho deciso di rimettere il mio mandato come ministra».
– L’ungherese Pal Schmitt, Presidente della Repubblica, presentò le dimissioni nel 2012 motivandole così: «Poiché, secondo la Costituzione, la figura del presidente deve rappresentare l’unitа della nazione ungherese, e poiché la mia persona è divenuta, purtroppo, sinonimo di divisione, sento che il mio dovere è quello di lasciare l’incarico».
– Il tedesco Karl-Theodor zu Guttenberg, ministro della Difesa dal 2009, si dimise nel 2011 per essersi trovato al centro di uno scandalo denominato Copygate.
– La tedesca Annette Schavan, nel 2013 si dimise come ministra dell’Istruzione.
– L’austriaca Christine Aschbacher, ministra del Lavoro, della Famiglia e della Gioventù. Si dimise nel 2021.
– La spagnola Carmen Monton, ministra della Sanità, si dimise nel 2018.
Si sbaglia così spesso in Europa oppure è a Sedriano che si sta sbagliando?
Nei citati Paesi europei, dove evidentemente è forte il principio di legalità, non è stato necessario discutere e a nessun primo ministro è venuto in mente di derubricare quella violazione del diritto a «peccato veniale» per poi aggiungere: «Il ministro gode ancora di tutta la mia fiducia!», benché in quei casi l’illecito fosse stato sempre commesso prima di assumere la carica pubblica, anche molti decenni prima, e benché riguardasse rapporti tra privati e non un diritto pubblico come nel nostro caso e per di più in capo allo stesso Comune della vicesindaca.
Perché quando Garofalo assume la carica di vicesindaca, cioè il 5 ottobre 2021, non solo i testi oggetto di plagio sono già in rete da parecchi mesi (anzi: se ne aggiunge uno in novembre) ma l’illecito continua anche successivamente, con lei in carica, nonostante le venga contestato il 1° settembre 2022. I testi che configurano il plagio vengono rimossi dalla rete soltanto il 23 novembre, cioè il giorno stesso in cui al Comune di Sedriano arriva la richiesta di chiarimenti da parte della Prefettura. Se Garofalo era convinta della liceità della sua “Storia Sedrianese”, come affermò in consiglio comunale e come ripete ancora oggi, perché procedette alla rimozione senza che la lettera della Prefettura la richiedesse?
L’uomo della strada, a conoscenza di quanto accaduto finora a Sedriano e cioè fino all’esito della perizia, non può che condividere l’opportunità delle dimissioni di Garofalo se condivide quanto finora qui esposto, anche perché Garofalo non è una ministra, ma il suo illecito risulta più serio di quelli elencati, soprattutto per l’omessa rimozione dell’illecito mentre si è in carica e nonostante le diffide, nonché per la natura pubblica del diritto violato. E aggiungerei come aggravante morale il comportamento inappropriato coi libri da parte di una delegata all’istruzione, dal momento che la violazione colpisce un libro, e non è il solo come si proverà (se si fa ricorso alle attenuanti morali come «peccato veniale», ci stanno pure le aggravanti morali).
Presi singolarmente, che opinione hanno i consiglieri di maggioranza in seno al consiglio comunale di Sedriano? Sanno come ci si comporta in questi casi, all’estero ma a onor del vero spesso anche in Italia. Tanto tempo fa capitava di votare anche “per disciplina di partito”, tradendo le convinzioni e magari anche i valori personali, ma in proposito si sono fatti progressi e comunque nel consiglio comunale di Sedriano non ci sono più partiti politici di riferimento.
Il sindaco, nel valutare se revocare o meno le deleghe, si chiede: l’illecito di Garofalo compromette la fiducia che era alla base del mio conferimento delle deleghe a lei? È una valutazione connessa al rapporto di mandato, che il consigliere non può fare in quanto non titolare del potere di delega. A maggior ragione è una valutazione che non può fare l’assessore, perché come delegato è nella posizione non del sindaco ma di Garofalo.
Consiglieri e assessori dovrebbero quindi votare, nel consiglio comunale del prossimo 31 maggio, pro o contro la mozione di decadenza della vicesindaca solo in base alla propria valutazione personale del plagio: un voto, come si usa dire, secondo coscienza. Tra i politici gira una battuta di Altan: «Hai votato secondo coscienza?», «Sì, ma poi mi sono accorto che non era la mia». C’è da attendersi un voto di coscienza e non dettato da considerazioni pratiche, perché si ha a che fare con un illecito contro il Comune che non è più solo presunto come quando si votò contro la prima mozione avente lo stesso oggetto. Un voto quindi che deve essere espressione solo del mandato ricevuto dagli elettori, perché si stanno discutendo questioni di carattere non solo politico ma anche etico, dovendosi valutare non solo un illecito ma per esempio anche il persistente rifiuto a volerlo riconoscere come tale da parte di Garofalo e la sua indisponibilità finora dimostrata – a meno che adesso non si provi pubblicamente in contrario – a voler mettere a disposizione il materiale, come le fotografie e i primi 13 capitoli della “Storia Sedrianese” (se le fotografie fossero state fornite, il sindaco non le avrebbe chieste all’opposizione). Comportamenti che si risolvono in un intralcio alla ricostruzione dell’accaduto e quindi alla ricerca della verità.
E c’è da sperare che adesso, per giustificare un voto contrario alla mozione, ci venga risparmiata l’obiezione della mancanza di una condanna definitiva per Garofalo, perché è stata la maggioranza in carica a preferire, invece del ricorso al giudice ordinario, il parere “pro veritate”. E comunque si può ancora citare Garofalo in giudizio perché il Comune, per quanto è dato di sapere, non ha formalizzato con lei alcuna convenzione transattiva e perché il parere dell’avvocato è appunto solo un parere.
C’è infine la posizione del sindaco Re. Egli ha dichiarato sia in consiglio comunale sia alla stampa, quindi letteralmente “urbi et orbi”, che mai avrebbe revocato le deleghe a Garofalo, qualunque fosse stato il responso del perito riguardo al plagio, perché quelle deleghe si basano su un rapporto fiduciario, che neppure un qualificato parere legale sfavorevole a Garofalo avrebbe potuto intaccare. E infatti, ha poi dichiarato il sindaco, non lo ha intaccato.
Ma che tipo di rapporto fiduciario non è stato intaccato? È un’analisi da fare, per poter valutare la posizione del sindaco.
In un regime dittatoriale, come ai tempi di Fidone re tiranno o di Platone, non c’era distinzione tra fiducia istituzionale e fiducia personale. Il tiranno si attorniava di fiduciari – «una massa di mediocri», aggiunge Platone – che agivano per il suo interesse e non per quello collettivo. La fiducia veniva data e tolta in base a valutazioni personali e insindacabili. In un regime democratico invece la fiducia istituzionale (del sindaco verso la vicesindaca) va tenuta distinta da quella personale (del signor Re verso la signora Garofalo) perché vengono delegati poteri pubblici in funzione del bene comune e quindi la fiducia istituzionale, a differenza di quella personale, resta condizionata anche dal comportamento del delegato rispetto ai princìpi democratici, in primo luogo il principio di legalità. E questo perché anche il delegante, il sindaco, è assoggettato allo stesso principio. L’uso corretto della fiducia istituzionale da parte del sindaco influenza l’altra fiducia istituzionale e cioè la fiducia che il Paese ha nelle istituzioni, nel nostro caso la fiducia dei sedrianesi verso il Comune.
Altrimenti la discrezionalità può diventare arbitrio. Sulla discrezionalità del sindaco si è pronunciato il Consiglio di Stato: pur ampia, essa richiede un’adeguata motivazione, «sussistendo il dovere di giustificare l’esercizio del relativo potere [nel caso specifico il potere di revoca, espressione della fiducia istituzionale] che non deve essere certamente arbitrario dovendo essere rivolto alla cura degli interessi della comunità locale». Violare un diritto del Comune di cui si è vicesindaca è un abuso anche se, tecnicamente, non istituzionale cioè compiuto nell’esercizio dei poteri avuti in delega. È tuttavia un comportamento tenuto mentre si è titolari di poteri avuti in delega e soprattutto riguardante un diritto del Comune per il quale quei poteri vengono esercitati: come può non incrinare la fiducia istituzionale (in entrambi i suoi significati), a prescindere da quella personale di cui il sindaco non deve rendere conto?
In Europa, ma spesso anche in Italia, la fiducia istituzionale viene meno anche se il plagio è stato commesso trent’anni prima. C’è da chiedersi: non deve venir meno quando – mi ripeto – il tuo plagio c’è mentre eserciti le deleghe istituzionali e per di più riguarda un diritto dell’istituzione che stai rappresentando? E senza che ci sia, da parte tua, un benché minimo segnale di ravvedimento? Anzi: neghi che ci sia danno e quindi illegalità nel tuo comportamento. Non percepire l’illegalità commessa – “I fatti riportati dal libro di Comincini sono fatti e vicende storiche che, come tali, non sono monopolio di alcuno” – contraddice il tanto esibito senso della legalità: il sindaco ne tragga le conseguenze, perché il virgolettato appena riportato è prima di tutto un oltraggio a un diritto del Comune.
