Ricevo e pubblico questa nota del gruppo Bareggio bene comune sul bisogno di pace per dare sicurezza e speranza ai popoli. Diamo corpo alle parole di papa Francesco, al suo messaggio per la 56^ Giornata mondiale della pace. Avviamoci senza timore sulla via che ci indica. Diveniamo artigiani di pace. Circa vent’anni fa, con decisione del consiglio comunale, Bareggio si proclamava “Città di pace”, istituiva l’assessorato alla pace nominando l’assessore, con iniziative nelle scuole e nell’intera comunità diffondeva i valori della pace. Tanti spazi pubblici sono stati dedicati alla memoria di persone che per la pace si sono battute. Ai principali ingressi viari del paese, i cartelli che davano indicazione dell’ingresso nella nostra località riportavano con risalto la scritta “Città di pace”. Di tutto ciò, di tutte queste iniziative, eravamo felici e orgogliosi poiché la pace è il diritto fondamentale primario dell’umanità. Senza di essa i popoli non hanno possibilità di coltivare la propria cultura, affermare i propri valori, realizzare la propria esistenza, autodeterminare e affermare i propri diritti civili, politici, sociali. Dopo qualche anno quei cartelli posti agli ingressi viari sono stati rimossi, sostituiti. Un’iniziativa priva di senso umanitario a cui gli autori non hanno saputo dare una posata giustificazione. Oggi in Ucraina a meno di 2000 chilometri da noi si combatte una guerra. Un popolo che vuole vivere in pace deve difendersi da un invasore. Questa guerra ci tocca direttamente economicamente e politicamente. Potrebbe anche toccarci in maniera molto più pesante. È una guerra voluta pretestuosamente da una “super potenza” dotata di un armamento nucleare che potrebbe colpire i nostri territori e quelli di nazioni a noi vicine e amiche. La pace è indiscutibilmente fondamentale. È lo stato, la situazione sociale a cui tutti i popoli ambiscono. Diamo dimostrazione come comunità d’essere uomini e donne di pace. Diamo dimostrazione di voler veramente ed indiscutibilmente la pace, di voler coltivare i suoi valori, d’essere una comunità interessata all’affermazione dei più alti valori umanitari che permettono la civile convivenza dei popoli. Rimettiamo ai principali ingressi viari del nostro territorio i cartelli con la scritta “Bareggio – Città di pace” e anche “per la sostenibilità”. Diamo un esempio di civiltà e di volontà di voler coltivare i valori indiscutibili della pace. Diamo corpo alle parole di papa Francesco contenute nel suo messaggio per la 56^ Giornata mondiale della pace. Avviamoci senza timore sulla via che ci indica dando un nostro importante contributo camminando insieme in nome della pace.
Estratto del
MESSAGGIO DI SUA SANTITÀ
FRANCESCO
PER LA
LVI GIORNATA MONDIALE DELLA PACE
1° GENNAIO 2023
Nessuno può salvarsi da solo.
Ripartire dal Covid-19 per tracciare insieme sentieri di pace
…. anche se gli eventi della nostra esistenza appaiono così tragici e ci sentiamo spinti nel tunnel oscuro e difficile dell’ingiustizia e della sofferenza, siamo chiamati a tenere il cuore aperto alla speranza, fiduciosi in Dio che si fa presente, ci accompagna con tenerezza, ci sostiene nella fatica e, soprattutto, orienta il nostro cammino.
….San Paolo esorta costantemente la Comunità a vigilare, cercando il bene, la giustizia e la verità: «Non dormiamo dunque come gli altri, ma vigiliamo e siamo sobri». È un invito a restare svegli, a non rinchiuderci nella paura, nel dolore o nella rassegnazione, a non cedere alla distrazione, a non scoraggiarci ma ad essere invece come sentinelle capaci di vegliare e di cogliere le prime luci dell’alba, soprattutto nelle ore più buie.
La più grande lezione che Covid-19 ci lascia in eredità è la consapevolezza che abbiamo tutti bisogno gli uni degli altri, che il nostro tesoro più grande, seppure anche più fragile, è la fratellanza umana, fondata sulla comune figliolanza divina, e che nessuno può salvarsi da solo.
È urgente dunque ricercare e promuovere insieme i valori universali che tracciano il cammino di questa fratellanza umana. Abbiamo anche imparato che la fiducia riposta nel progresso, nella tecnologia e negli effetti della globalizzazione non solo è stata eccessiva, ma si è trasformata in una intossicazione individualistica e idolatrica, compromettendo la garanzia auspicata di giustizia, di concordia e di pace. Nel nostro mondo che corre a grande velocità, molto spesso i diffusi problemi di squilibri, ingiustizie, povertà ed emarginazioni alimentano malesseri e conflitti, e generano violenze e anche guerre.
Mentre, da una parte, la pandemia ha fatto emergere tutto questo, abbiamo potuto, dall’altra, fare scoperte positive: un benefico ritorno all’umiltà; un ridimensionamento di certe pretese consumistiche; un senso rinnovato di solidarietà che ci incoraggia a uscire dal nostro egoismo per aprirci alla sofferenza degli altri e ai loro bisogni; un impegno, in certi casi veramente eroico, di tante persone che si sono spese perché tutti potessero superare al meglio il dramma dell’emergenza.
Da tale esperienza è derivata più forte la consapevolezza che invita tutti, popoli e nazioni, a rimettere al centro la parola “insieme”. Infatti, è insieme, nella fraternità e nella solidarietà, che costruiamo la pace, garantiamo la giustizia, superiamo gli eventi più dolorosi. Le risposte più efficaci alla pandemia sono state, in effetti, quelle che hanno visto gruppi sociali, istituzioni pubbliche e private, organizzazioni internazionali uniti per rispondere alla sfida, lasciando da parte interessi particolari. Solo la pace che nasce dall’amore fraterno e disinteressato può aiutarci a superare le crisi personali, sociali e mondiali.
Di certo, non è questa l’era post-Covid che speravamo o ci aspettavamo. Infatti, questa guerra, insieme a tutti gli altri conflitti sparsi per il globo, rappresenta una sconfitta per l’umanità intera e non solo per le parti direttamente coinvolte. Mentre per il Covid-19 si è trovato un vaccino, per la guerra ancora non si sono trovate soluzioni adeguate. Certamente il virus della guerra è più difficile da sconfiggere di quelli che colpiscono l’organismo umano, perché esso non proviene dall’esterno, ma dall’interno del cuore umano, corrotto dal peccato.
Cosa, dunque, ci è chiesto di fare?
Non possiamo più pensare solo a preservare lo spazio dei nostri interessi personali o nazionali, ma dobbiamo pensarci alla luce del bene comune, con un senso comunitario, ovvero come un “noi” aperto alla fraternità universale. Non possiamo perseguire solo la protezione di noi stessi, ma è l’ora di impegnarci tutti per la guarigione della nostra società e del nostro pianeta, creando le basi per un mondo più giusto e pacifico, seriamente impegnato alla ricerca di un bene che sia davvero comune.
…. siamo chiamati a far fronte alle sfide del nostro mondo con responsabilità e compassione. Dobbiamo rivisitare il tema della garanzia della salute pubblica per tutti; promuovere azioni di pace per mettere fine ai conflitti e alle guerre che continuano a generare vittime e povertà; prenderci cura in maniera concertata della nostra casa comune e attuare chiare ed efficaci misure per far fronte al cambiamento climatico; combattere il virus delle disuguaglianze e garantire il cibo e un lavoro dignitoso per tutti, sostenendo quanti non hanno neppure un salario minimo e sono in grande difficoltà.
Abbiamo bisogno di sviluppare, con politiche adeguate, l’accoglienza e l’integrazione, in particolare nei confronti dei migranti e di coloro che vivono come scartati nelle nostre società Solo spendendoci in queste situazioni, con un desiderio altruista ispirato all’amore infinito e misericordioso di Dio, potremo costruire un mondo nuovo e contribuire a edificare il Regno di Dio, che è Regno
