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La vicenda delle querce di via Treves che è culminata nella sospensione dell’abbattimento riapre le polemiche. SdS che si è battuta per scongiurare il taglio è intervenuta per bacchettare duramente il sindaco Angelo Cipriani. E in questa nota che pubblico scrive che si leggono “con stupore, le esternazioni del sindaco sui social, riguardanti arroganza e buon senso, dispensati a pieni mani; perle di saggezza regalate con nonchalance, come fossero termini e argomenti di cui conosce peso e significato. Cominciamo con l’arroganza: insolente, presuntuoso, tracotante. Dunque questo sindaco, che evidentemente rappresenta solo se stesso e la sua parte politica e non un’intera comunità, in una fredda sera invernale ignora un lenzuolo piccolo piccolo che dileggia, giocando infantilmente con cognome di una persona, la contrarietà da parte di alcuni cittadini, espressa civilmente e legalmente per come viene allestita una certa manifestazione.

Che dire, o è cieco oppure condivide e approva. Paradigmatico di una mentalità gretta. Questa però non è arroganza!? Non è tutto. Solo di fronte ai possibili rigori della legge fa un passo indietro, nonostante fosse stato preventivamente informato ed avesse avuto modo e tempo per rinsavire. Macché. Altro piccolo esempio di arroganza e insipienza. Certo capiamo – senza con ciò giustificarla- che l’animosità delle circostanze abbia spinto molti a superare il limite del lecito e del consentito. Si chiedono pubbliche scuse, cioè nello stesso modo nel quale erano avvenuti dileggi, minacce ed insulti. Ma niente. Il punto però non è che non si sappia chiedere scusa, ma che non si capisca il perché si debba farlo. Questo Angelo Cipriani che accusa SdS di bassezza è lo stesso che relativamente al falò afferma, quasi con fierezza e sicuramente consapevolezza, ‘non rispetta le normative vigenti’, è lo stesso? Se così fosse, le sottolineature sul rispetto delle regole e della legittimità su quello che si fa o non si fa perderebbero molto valore, oltre che far evincere una significativa dose di incoerenza. Ma forse non è così, forse sono due persone diverse… sicuramente non è così. Possiamo elencare altri numerosi aneddoti, ma vorremmo parlare delle querce di via Treves raccontandola dal nostro punto di vista. Il 25 gennaio viene pubblicato un comunicato da parte dell’ufficio tecnico nel quale vengono elencati gli interventi di potatura e di estirpazione. Gli alberi interessati all’abbattimento si trovano nel parco Res Publica (2), via Magenta/cimitero (5), parco delle Scuole (3). Tutti alberi deceduti da diversi anni. Poi ci sono quelli vivi e vegeti. Una trentina in via Nenni, robinie in prossimità di un condominio, quelli antistanti la biblioteca, per un progetto sconosciuto ai più ed infine le querce di via Treves. Si chiede di conoscerne il motivo ed emerge che potrebbero interferire e/o danneggiare manufatti. Arcano e generico linguaggio burocratico che tradotto significa solo che potrebbero arrecare danni alla recinzione del signor Fusi, il quale né è perfettamente consapevole. Però il supposto danno è solo ipotetico, perché allo stato attuale non c’è alcunché che suggerisca di intervenire. Dunque se il problema è questo, parrebbe si possa superare rilasciando la più ampia manleva a favore del Comune per eventuali futuri danni al manufatto di cui abbiamo parlato. In attesa di valutare giuridicamente la questione si ricercano altri motivi per giustificarne l’estrazione, quindi il giorno successivo il colloquio si invia una pattuglia della polizia locale e un addetto dell’ufficio tecnico a misurare, metro alla mano, il calibro della strada, come se la situazione non fosse ben chiara dopo anni di pattugliamento. Il parere richiesto viene inoltrato all’ufficio tecnico che l’assume quale ulteriore conferma per l’abbattimento. In realtà nel rapporto non si fa alcuna menzione circa la pericolosità degli alberi né che ostacolino visibilità e viabilità. Quindi dopo due mesi di valutazioni si decide di disporne nuovamente l’estirpazione perché la lettera di manleva non è accettabile. E infine, il sindaco parla – senza alcuna cognizione di causa- di piantumazione abusiva, avvenuta in un contesto assai diverso dall’attuale, di inerzia delle precedenti amministrazioni, di tolleranza, di occhi chiusi. Parlare non costa che fiato e lui ne ha molto. Insomma, gli amministratori che l’hanno preceduto sono tutti inetti e stupidi. Fortunatamente ora sul proscenio sedrianese si è affacciato lui, l’uomo delle stelle. Il dubbio che se le querce sono rimaste dove sono è forse perché ci possono stare, se l’asfaltatura della strada, prima sterrata e dalle ridottissime dimensioni, avvenuta lustri dopo il versamento degli oneri di urbanizzazione, e il successivo ampliamento le ha rispettate e se nessuno si è mai sognato di estirparle è forse perché sono compatibili con il contesto urbano. Il dubbio, questo, non l’ha mai sfiorato. Quello che conta è solo il suo parere, la sua visione delle cose. Questa è la sua idea di democrazia: conosciamo il suo credo politico. Bene! Accetti però di buon grado un piccolo suggerimento. Prima di parlare di arroganza e buon senso, rifletta e soprattutto si assuma le proprie responsabilità politiche senza interporre i funzionari comunali e disponga un’ordinanza di abbattimento, motivandola, ovviamente. D’altronde, Dio provvede ma solo lei dispone…”.

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