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Ricevo e pubblico questa nota di Sinistra di Sedriano sulla situazione politico-amministrativa, che, a suo giudizio, è molto critica e non risponde alle aspettative dei sedrianesi.
La stagione estiva sta volgendo al termine, ultimi scampoli di sole e di caldo ci separano da un autunno e da un inverno che diversi meteorologi prospettano di particolare rigore. Un’estate che conquisterà, a buon diritto, uno tra i primi posti negli annali statistici, per le torride temperature e ridottissime precipitazioni in tutta la penisola, insomma una stagione anomala, insolita per siccità ed arsura, se non eccezionale. Dunque di fronte ad eventi estremi ci sarebbe dovuta essere una “gestione” altrettanto attenta, oculata, professionale a tutela di parchi e giardini e invece…? Invece da parte degli uffici, consiglieri, assessori e naturalmente del sindaco, tutti perennemente ed alacremente indaffarati in chissà quali urgenti ed indifferibili attività, la più totale ed indifferente latitanza, un conclamato oblio, la più assoluta dimenticanza della cura del verde, tanto presente in programmi ed intenti, quanto assente in concreto.

E’ un cliché già visto e rivisto, riproposto ogni anno dagli stessi soggetti, nonostante il cambio di colore delle amministrazioni, palmare evidenza di quanto sia irrilevante l’apporto di questa dirigenza improvvisata, impreparata e assai distratta, abitualmente occupata a rincorrere il consenso e a sottolineare i risibili risultati “ottenuti” propagandati come eccezionali e preludio di ben altri, grandi ed imminenti ovviamente; tempo al tempo signori! Il nostro non è il sarcasmo imposto dal ruolo di opposizione quanto una amara constatazione, una analisi severa, ma obiettiva della realtà, un doloroso rammarico di quante attese siano andate deluse, quante speranze di un fattibile, reale cambiamento si siano disperse nel nulla, nel balbettio impercettibile e confuso di comunicati, di scomposte, astiose repliche a istanze e mozioni, talvolta puerilmente teatrali altre semplicemente biasimevoli, non raramente penose, irrispettose. Che fare dunque? Aiutateci, perché noi più che scuotere lor signori con parole ed opere, con scritti e presidi, con azioni e filmati, francamente “non ci resta che piangere”, dunque riconosciamo pubblicamente la nostra impotenza, lasciamo il campo? Deponiamo simbolicamente le armi dialettiche? Non biasimateci per aver provato a modificare per davvero le cose, di aver reso più partecipato e consapevole il dibattito, di aver suscitato e deliberatamente provocato discussioni su temi a volte banali, a volte scomodi, di essere presenti in ogni anfratto della vita cittadina, di aver additato problemi, proposto soluzioni, esposto con forza e veemenza il nostro parere, il nostro punto di vista. Ora pero’ tocca a voi! Partecipare, lavorare, pensare, dibattere, sostenere, soffrire, insomma impegnarsi, diversamente i miracoli, i mirabolanti cambiamenti rimarranno solo e soltanto effimere chimere.

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