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Ricevo e pubblico questa nota del coordinatore azzurro Danilo Patané sulla serata organizzata dall’amministrazione comunale sul tema migranti.
La platea presente composta da cittadini, esponenti politici di varie ispirazioni e associazionismo cattolico o di sinistra, ha preso atto di alcune informazioni che finalmente l’amministrazione comunale ha inteso fornire alla collettività. I migranti richiedenti asilo a Sedriano non arriveranno, o qualora dovessero arrivare l’impatto (per questa volta) non sarà di particolare peso in quanto il comune non ha immobili da mettere a disposizione della cooperativa che vincerà il bando Sprar acronimo del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. L’unico immobile disponibile sarebbe quello di via Fiume in quanto essendo una proprietà confiscata non è nella disponibilità comunale e quindi la Prefettura con atto d’imperio potrebbe decidere di farlo occupare da non più di 5/6 persone essendovi solo un servizio igienico presente nell’appartamento. Questo lo stato dell’arte attuale.
Tuttavia rimangono ancora irrisolti temi e preoccupazioni che i cittadini intervenuti  hanno espresso e che non hanno trovato risposte convincenti, nemmeno dalle parole della dottoressa Minessi consulente del comune nell’adesione allo Sprar del Magentino con capofila il Comune di Robecco.
In particolare la sicurezza rimane una preoccupazione primaria in termini di prevenzione di eventuali reati o condotte non conformi al patto di accoglienza, il che potrebbe generare la presenza di persone sul territorio che non hanno i requisiti giuridici per rimanervi e che potrebbero arrivare anche da altre realtà territoriali in numero cospicuo senza quindi un controllo né una finalità di integrazione. Considerata l’attuale scarsa presenza di forze dell’ordine sul territorio questo è percepito dalla maggior parte dei cittadini come un fattore che potrebbe generare ancor di più mancato controllo e degrado nei luoghi pubblici di Sedriano.
Inoltre l’adesione allo Sprar oltre ai meritori benefici di cui si è dato ampia illustrazione, comporterà degli oneri a carico della comunità? Se si è possibile sapere una stima dell’impatto in termini economici? Attendiamo una risposta in merito magari nelle opportune sedi del consiglio comunale.
Il programma di protezione, considerate le lungaggini della nostra burocrazia, durerà all’incirca tre anni e servirà per stabilire chi è in effetti in possesso dei requisiti di rifugiato e quindi idoneo a stabilirsi definitivamente nel nostro paese avendo seguito il programma di integrazione stabilito.
Ma tutte le altre persone alle quali non verranno riconosciuti questi requisiti  e che si stima siano la stragrande maggioranza, che fine faranno?
Andranno a mendicare per le strade ad alimentare la schiera dei lavoratori del sommerso, oppure peggio verranno reclutate dalla criminalità?
In teoria andrebbero rimpatriati, ma con un flusso migratorio di massa al quale siamo stati sottoposti in questi anni ultimi anni di malgoverno di questo esodo incontrollato è del tutto impossibile. Allora si che inizieranno i problemi veri e allarmanti che già si stanno verificando in giro per l’Italia. Solo una politica seria di regolamentazione severa dei flussi migratori potrà salvarci da future tensioni e dall’insorgere della xenofobia.
Abbiamo bisogno di immigrazione vera (famiglie con figli), controllata e sostenibile, non solo di giovani africani in gita in Italia con lo smartphone. 

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