Ricevo e pubblico questo comunicato di Tiziana Chiusa (FdI), referente del Dipartimento Tutela Vittime Fratelli d’Italia – An Milano, sulle vittime della disoccupazione e della povertà.
L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro: aspettiamo che lo Stato getti le fondamenta…
Il 4 febbraio è la giornata individuata per ricordare quanti nella lotta alla sopravvivenza quotidiana, abbandonati a se stessi da istituzioni e politica scelgono di porre fine alla propria vita non vedendo davanti a sé altre soluzioni e non trovando più un senso razionale alla loro esistenza tormentata. I dati sulle nuove povertà sono sconfortanti egli italiani che scelgono di farla finita non si contano più.
Italiani, gente comune alle prese con sacrifici sempre più rilevanti al punto di rendere, a volte, impossibile proseguire a vivere. E così, accanto al formale bollettino dei protesti prende corpo un bollettino dei suicidi di piccoli imprenditori, disoccupati, pensionati disperati e provati dalle difficoltà quotidiane che diventano insostenibili. Togliersi la vita è un atto estremo di autolesionismo che assume di significato specifico di protesta della pressione fiscale e della brutalità del potere. Tali gesti estremi rappresentano una sconfitta della società, un punto di non ritorno della democrazia. Non trovano mai una reale soluzione le rivendicazioni dei disoccupati, precari, piccoli imprenditori traditi dall’art.1 della Costituzione che nell’affermare che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro non dice quando verranno gettate realmente le fondamenta di quel principio. Né si può pensare che mobilità, flessibilità, cassa integrazione, occupazione occasionale possano rappresentare la panacea contro le problematiche della crisi e della mancanza di lavoro. Per un uomo la perdita del lavoro rappresenta una sconfitta totale, una perdita di dignità, una ferita insanabile dell’anima.