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La crisi di maggioranza nata in un bicchier d’acqua rischia per imperizia di trasformarsi a mano a mano che si va avanti in una pericolosa tempesta. Sì, riesce davvero difficile capire che ragione ci possa essere a convocare riunioni in cui più che aria fritta non può circolare per poi ripiegare su altre questioni collaterali. Infatti com’era nelle previsioni l’incontro fra il sindaco Fabrizio Bagini e i tre dissidenti Biagio Di Maio, Massimiliano Bianchi e Danilo Portaluppi non è servito a nulla ai fini degli obiettivi del primo cittadino, ovvero che il trio s’impegnasse a fare un passo indietro per permettere, senza scosse, il cambio di giunta. Tuttavia è difficile comprendere come i tre possano autosconfessarsi, dopo aver sollevato problemi di metodo e di partecipazione, senza che gli venga offerta una via d’uscita onorevole se non una contropartita.

Ma quel che appare singolare in questa lunga telenovela è che il Partito democratico, che esprime la maggioranza, appare impotente e incapace di influire di quel tanto per chiudere una volta per tutte la controversia. Del resto è difficile gestire situazioni politiche quando il sindaco non appartenendo al gruppo non ha obblighi di dar conto del suo operato, anzi ha completamente mano libera per fare come gli pare e gli detta la propria esperienza apartitica tanto da intervenire dopo più di un mese dallo strappo. Tanto valeva lasciare le cose com’erano e sarebbero naturalmente sfumate come se fossero state frutto di un incidente di percorso. Invece per coprire il vuoto che è stato tirato in ballo si fanno riunioni che non approdano a nulla, ma nel contempo la vicenda restando viva nei resoconti dei mass media alimenta la curiosità dell’opinione pubblica e le critiche dell’opposizione, che ha tutto l’interesse per sfruttare la situazione e accreditarsi per governare la comunità. 

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