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Un lungo interrogatorio, ma è valso a chiarire ogni aspetto della vicenda in cui è stato coinvolto. Sì, l’ex sindaco Alfredo Celeste nella lunghissima deposizione, andata in scena oggi all’ottava sezione penale del Tribunale di Milano, ha rivendicato la correttezza della sua attività amministrativa, che non è stata mai oggetto di interferenze o di condizionamenti da parte dei personaggi indicati dall’accusa, nonchè la trasparenza degli appalti, l’estraneità da ogni influenza di soggetti esterni e l’estremo rispetto per le istituzioni tant’è che le spese per missioni istituzionali non sono state mai a carico dell’erario come sarebbe stato legittimo, ma sostenute di tasca propria.

Insomma la sua amministrazione non è stata mai condizionata da forze oscure, ma ha sempre operato in piena autonomia e che nessuno ha tentato di corromperlo e distrarlo dai suoi doveri d’ufficio.  Celeste ha risposto a tutte le domande del Pm e in più di un’occasione ha sottolineato che alcuni passaggi della relazione della commissione d’inchiesta risultano contrari al vero. Per quanto riguarda Costantino ha spiegato che l’ha conosciuto nel corso della campagna elettorale del 2009 e segnatamente in occasione della presentazione della figlia Teresa e che mai gli ha fatto richieste di favori o altre agevolazioni nelle 9 volte che l’ha incontrato. Sulla presunta priorità che sarebbe stata accordata a Costantino per l’assegnazione di uno spazio nel centro commerciale ha puntualizzato che non è mai esistita una simile circostanza, anche per la semplice ragione che non essendo residente in Sedriano non avrebbe potuto godere delle agevolazioni prevista dalla convenzione. In ogni caso c’era stato un bando e non tutte le disponibilità per assegnare degli spazi commerciali si erano esaurite. Il Pm gli ha chiesto chiarimenti circa il presunto episodio corruttivo a opera di Costantino e per quali ragioni non abbia esposto denuncia. L’ex sindaco ha detto che era battuta, ma anche volendo non c’erano testimoni per confermare la circostanza, poi sapeva che Costantino aveva un cognato nella Finanza e per ultimo temeva i meccanismi della giustizia, visto che in passato per aver denunciato ha atteso 8 anni per essere scagionato di tutto con tutto l’immaginabile carico di sofferenza. Su Marco Scalambra ha detto che il medico era un filantropo e un terorico della politica così appassionato da immaginare scenari ideali e da massimi sistemi. Su villa Colombo ha detto che da sempre era un obiettivo delle amministrazioni comunali che si sono succedute, ma che la sua era riuscita a centrarlo. Lo scopo era quello di inserire la villa in un circuito artistico-culturale internazionale.

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