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Ricevo e pubblico questo comunicato stampa dell’amministrazione comunale.

Troppe incongruenze della commissione di accesso per poter soprassedere. E così l’amministrazione comunale ha deciso di ricorrere al Tar per contestare la proroga di tre mesi concessa all’organismo e i comportamenti messi in atto che, a suo giudizio, non si conciliano con le norme in materia. Anzitutto obietta che le motivazioni della proroga così come richiesto dalla presidentessa della commissione si scontrano palesemente con il fatto che nessun membro della commissione, salvo una o due occasioni, si è più recato nell’ufficio utilizzato per svolgere la loro attività e che solo una richiesta di documenti (il bilancio) è stata avanzata agli inizi di luglio.

Poi constata che le notizie di stampa sui lavori della commissione, che è un organismo tenuto a lavorare nel massimo riserbo, si sono rivelate in qualche circostanza vicine alla verità dei fatti, come per esempio quelle con largo anticipo che l’attività dell’organismo sarebbe stata prorogata. Il che lascia immaginare che qualcuno dialoghi direttamente o indirettamente in modo improprio con giornalisti. E ancora la notizia che è stata inoltrata una relazione della commissione al Ministero dell’Interno è preoccupante non solo per la pubblicità negativa gratuita che viene fatta alla comunità, ma soprattutto perché la legge prevede solo alla fine dell’attività dell’organismo l’invio delle conclusioni a cui è giunta. Insomma dossier a rate non sono ammessi. “Gli accadimenti -spiega il sindaco Alfredo Celeste– dimostrano che si è in presenza di atti che non sembrano avere a che fare con la legislazione in materia, ma molto con le scelte politiche. La stampa che viene informata in anticipo, la relazione che viene mandata a rate senza che mi sia stata notificata così come prescrive la legge indicano che si tratta un disegno politico. La cosa più sconcertante di tutta la vicenda è che stata nominata una commissione di accesso a Sedriano quando in Comuni della provincia Milano, in cui sono stati condannati amministratori e funzionari per reati commessi in connessione con la malavita organizzata e da decenni noti per infiltrazioni malavitose, non è stato istituito alcun organismo per accertare il fenomeno così come denunciato da giornali e da atti assunti dalle autorità”. 

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