Per gentile concessione del settimanale “Il notiziario” pubblico integralmente l’intervista rilasciata da Marco Scalambra a Piero Uboldi e Ombretta T. Rinieri.
Marco Scalambra, medico chirurgo aresino arrestato il 10 ottobre scorso nell’ambito dell’operazione “Grillo parlante”, è tornato in libertà da alcune settimane. Il suo arresto, in ottobre, aveva suscitato forte sorpresa e molto sconcerto, poiché l’inchiesta parlava di ‘ndrangheta, di voto di scambio tra politici e cosche, di corruzione e vedeva coinvolti personaggi molto noti del panorama politico.
A distanza di sei mesi da tale operazione, non si è più saputo nulla, nessuno sviluppo è emerso, fino alla liberazione ottenuta da Scalambra, non per scadenza dei termini di custodia cautelare, bensì per conseguenza di una sentenza della Corte Costituzionale, la n° 57 del 28 marzo 2013. Noi abbiamo incontrato il dottor Scalambra nella sua casa di Arese per fare chiarezza, fino a dove si può, sulla situazione non solo processuale ma anche umana.
“Mi hanno scarcerato -ci spiega partendo dal fondo- perchè la sentenza della Corte Costituzionale stabilisce che prima di arrestare una persona bisogna avere le prove, e le intercettazioni prive di riscontri sono prove confutabili”.
Scalambra è stato in carcere sei mesi, di cui più di due trascorsi in isolamento completo, potendo vedere la moglie una volta alla settimana.
Ha pianto in questi sei mesi?
“Sì, ho pianto, ma non per disperazione, ho pianto per commozione quando leggevo le lettere degli amici, quando sentivo solidarietà. Io mi sentivo in carcere un po’ come Totò in quel film in cui prende le sberle da uno che lo chiama Pasquale, e lui ride perchè dice: ma io non sono Pasquale!”.
Che cosa intende dire?
“Che io mi sono ritrovato in carcere per qualcosa che non ho assolutamente fatto, su questo sono del tutto sereno”.
Proprio questo è il punto che ha spinto Scalambra a incontrarci, perchè vuole far emergere quella che lui non definisce “la sua verità” bensì la verità che emerge dai documenti.
“Innanzitutto voglio chiarire che io non sono mai stato accusato di compravendita di voti con la ‘ndrangheta. La mia accusa è di corruzione nei confronti del sindaco di Sedriano Alfredo Celeste. E’ scritto al capo 9 dell’Ordinanza di custodia cautelare.
Da dove nasce questa accusa e cosa c’entra lei con Sedriano?
“Io sono legato a Sedriano perchè è il paese di mia moglie. Ci sono intercettazioni di Eugenio Costantino (l’imprenditore attorno alle cui intercettazioni ruota l’inchiesta. Ndr) in cui lui afferma, parlando da solo o con amici, che a Sedriano comandavo io, che ero proprietario di mezza Sedriano, che avevo comprato un terreno da 50mila metri quadri, che avrei costruito un villaggio e le terme, che avrei ricevuto appalti dal Comune… Io sono stato accusato sulle parole di Costantino, ma se solo avessero fatto qualche verifica, si sarebbero resi conto che erano parole infondate: io non ho nessun terreno a Sedriano, il terreno di 50mila metri quadri non è mai stato in vendita e per giunta è nel Parco Sud, per cui non è edificabile, inoltre c’è una relazione che chiarisce che né io né mia moglie né la cooperativa sociale di cui ero presidente ha mai avuto appalti dal Comune. Ma nessuno fino a oggi mi ha ascoltato”.
Ma perchè Eugenio Costantino avrebbe inventato tutto?
“Lo dice lui stesso negli interrogatori a cui è stato sottoposto: millantava perchè soffre di uno sdoppiamento della personalità”.
I difensori di Costantino hanno chiesto una perizia medica?
“Questo al momento non lo so…”.
Ma lei da quelle parole ha subito un danno grave…
“Certo che ho subito un danno grave, io e la mia famiglia, e ora dovrò affrontare un processo, se ci sarà un processo. Io devo dimostrare che non c’entro niente: sono stato accusato solo su parole, ma se avessero fatto verifiche, avrebbero scoperto che non erano fondate”.
Ma ci sono intercettazioni dirette tra lei e Costantino?
“Sì, certo, perchè avevamo rapporti politici. Ce ne sono 12 tra telefonate e messaggi”.
E da quelle 12 intercettazioni emerge qualcosa in merito alle accuse che le vengono mosse?
“No, non emerge nulla”.
Però c’è la vicenda dei 300 voti che lei ha offerto a Marco Tizzoni per il ballottaggio delle elezioni di Rho nel 2011. Come è andata?
“Certo, quei voti io li ho promessi, ma in politica è normale, non sono voti pagati, tant’è che io non ho chiesto nulla in cambio; il mio obiettivo politico era di rafforzare un tentativo di rappacificazione nel centrodestra. Costantino mi aveva detto di avere quei 300 voti, che in realtà non esistevano neppure ma io non lo sapevo, così l’ho proposto a Tizzoni, che non li ha voluti. Ma questa è normale attività politica, tant’è che io non sono accusato di voto di scambio”.
Il suo obiettivo in politica qual è?
“Il mio obiettivo è fare attività politica di supporto, non quello di candidarmi”.
Vede qualcosa di positivo in tutto quello che le è accaduto?
“Sì, la vicinanza di mia moglie, che è una donna forte, ma anche il fatto di non aver perso neppure un amico, perchè nessuno di loro crede in quelle accuse”.
Ora lei che cosa chiede?
“Io come uomo voglio che venga fuori la verità”.