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Ripartire dalla cultura. Con azioni certe, condivise e concertate a tutti i livelli istituzionali. 
Attuando un pacchetto di interventi concreti, e rigorosamente elencati, la cui stesura è stata affidata ad alcune delle figure più eminenti della cultura italiana. 
L’appello, rivolto da AIB, Federculture, Anci e altri soggetti a tutti i candidati alle prossime elezioni del 24 e 25 febbraio, è stato condiviso e raccolto da Cesare Nai, presidente di Fondazione Per Leggere, la dinamica realtà culturale che raggruppa 60 biblioteche in 55 Comuni del sud ovest Milanese.

A chi si candida a governare l’Italia i promotori e i firmatari dell’appello chiedono di rifiutare l’idea che la cultura sia un costo improduttivo da tagliare per tornare invece ad investire su di essa come valore pubblico in grado di produrre comprensione del presente e sviluppo, ponendo così le basi per un futuro di prosperità economica e sociale.
Cinque le proposte individuate: puntare sulla centralità delle competenze, promuovere e riconoscere il lavoro giovanile nella cultura, investire sugli istituti culturali, sulla creatività e sull’innovazione, modernizzare la gestione dei beni culturali e, infine, avviare politiche fiscali a sostegno dell’attività culturale.

Ripartire dalla cultura, quindi, come vettore dinamico di sviluppo. Fondazione Per Leggere in questi anni ha fatto la sua parte, arrivando a superare la quota di 120mila iscritti e di 1 milione di prestiti, ma non solo: la Fondazione è divenuta, a tutti gli effetti, soggetto attivo di promozione culturale, anche oltre i confini del libro. Ora, chiedendo ai candidati di condividere l’appello (che nella sua interezza è consultabile sul sito www.ripartiredallacultura.it), la Fondazione si unisce alla richiesta di un concreto impegno a tutti i candidati dei vari schieramenti in campo. 
LA SINTESI DI RIPARTIRE DALLA CULTURA E LE PRINCIPALI PROPOSTE CONCRETE DEI PROMOTORI DELL’APPELLO
I promotori e i firmatari del presente appello chiedono a chi si candida a governare l’Italia impegni programmatici per il rilancio della cultura intesa come promozione della produzione creativa e della fruizione culturale, tutela e valorizzazione del patrimonio, sostegno all’istruzione, all’educazione permanente, alla ricerca scientifica, centralità della conoscenza, valorizzazione delle capacità e delle competenze.
La crisi economica e la conseguente riduzione dei finanziamenti stanno mettendo a dura prova l’esistenza di molte istituzioni culturali, con gravi conseguenze sui servizi resi ai cittadini, sulle condizioni di lavoro e sul futuro di molti giovani specificamente preparati ma senza possibilità di riconoscimento professionale. Questa situazione congiunturale è aggravata dalla crisi di consenso che colpisce la cultura, che una parte notevole della classe dirigente -pur dichiarando il contrario- di fatto considera un orpello inattuale, non elemento essenziale di una coscienza civica fondata sui valori della partecipazione informata, dell’approfondimento, del pensiero critico.
Noi rifiutiamo l’idea che la cultura sia un costo improduttivo da tagliare in nome di un malinteso concetto di risparmio. Al contrario, crediamo fermamente che il futuro dell’Italia dipenda dalla centralità accordata all’investimento culturale, da concretizzare attraverso strategie di ampio respiro accompagnate da interventi di modernizzazione e semplificazione burocratica. La nostra identità nazionale si fonda indissolubilmente su un’eredità culturale unica al mondo, che non appartiene a un passato da celebrare ma è un elemento essenziale per vivere il presente e preparare un futuro di prosperità economica e sociale, fondato sulla capacità di produrre nuova conoscenza e innovazione più che sullo sfruttamento del turismo culturale.
Ripartire dalla cultura significa creare le condizioni per una reale sussidiarietà fra stato e autonomie locali, fra settore pubblico e terzo settore, fra investimento pubblico e intervento privato. Guardare al futuro significa credere nel valore pubblico della cultura, nella sua capacità di produrre senso e comprensione del presente per l’avvio di un radicale disegno di modernizzazione del nostro Paese.
Per queste ragioni chiediamo che l’azione del Governo e del Parlamento nella prossima legislatura, quale che sia la maggioranza decisa dagli elettori, si orienti all’attuazione delle seguenti priorità.

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