Illustrando la suddivisione territoriale con cui la criminalità organizzata operava sul territorio lombardo, la Commissione, in riferimento al caso di specie, precisava che risultava operativa anche nel territorio del Comune di Sedriano, oltre che in altri dell’area sud ovest dell’”hinterland” milanese, un’organizzazione criminale facente capo a famiglia originaria di Platì (RC), il cui ambito criminale riguardava anche il monopolio del “movimento terra”, il controllo dei cantieri, il settore dell’intermediazione immobiliare, con infiltrazioni negli appalti di servizi e opere pubbliche e ciò a testimonianza della presenza di malavita organizzata legata ad origini calabresi nel territorio comunale di riferimento. Dalle numerose indagini condotte a partire quantomeno dal 2008 sul territorio, risultava la presenza di un soggetto che aveva assunto uno ruolo di rilievo nell’associazione criminale indagata, tale Eugenio C., avendo rivestito una partecipazione nell’attività di riscontrato “voto di scambio”per le elezioni regionali lombarde del 2010 in favore di un assessore regionale poi indagato. Tale intermediario, Eugenio C., era riuscito anche ad ottenere l’elezione, nel giugno 2009, nel corso di tale patto definito dalla Commissione “politico-mafioso”, di sua figlia a consigliere del comune di Sedriano nonché l’assunzione della medesima presso l’ALER, con la promessa di agevolare esponenti delle cosche nell’assegnazione di appalti lavori pubblici gestiti dalla Regione. Tale Eugenio C. risultava anche aver posto in essere ulteriori condotte illecite, con l’ausilio di un medico chirurgo marito di consigliera comunale di Sedriano, al fine di condizionare proprio le attività di tale amministrazione comunale, connesse a vicende urbanistiche e all’assegnazione di appalti di lavori e servizi pubblici, stringendo accordi con il primo cittadino per ottenere da quest’ultimo una serie di promesse anche inerenti l’assegnazione di ulteriori lavori pubblici che Eugenio C. intendeva “girare”ad altro membro del suo spesso sodalizio criminale, anche attraverso l’opera del ricordato marito di una consigliera comunale. In sostanza risultava che il primo cittadino aveva promesso di compiere una pluralità di atti contrari ai suoi doveri d’ufficio in cambio del sostegno elettorale finanziario ricevuto in occasione delle consultazioni elettorali del 2009. Tali atti risultavano, in sintesi: la presentazione e raccomandazione di Eugenio C. ai responsabili di un’impresa per fare loro ottenere una corsia preferenziale per l’approvazione della richiesta di apertura di un bar all’interno del costruendo centro commerciale di Sedriano; la promessa, a sostegno degli interessi del sodalizio criminale operante sul territorio, dell’assegnazione al medesimo Eugenio C. di un appalto della manutenzione delle aree verdi comunali, pur se l’assegnazione risultava definitivamente in favore di altro soggetto, comunque imparentato con altra famiglia “mafiosa”>.
La relazione, che è diventata pubblica a seguito alla sentenza del Tar, segnala che a Sedriano operava una cosca facente capo a una famiglia originaria di Platì (Rc) e che Eugenio Costantino aveva assunto un ruolo di rilievo nell’organizzazione criminale. Ecco come è descritta la situazione:
<In relazione al contesto territoriale e alla presenza di criminalità organizzata, la Commissione evidenziava la sussistenza della peculiarità con cui si manifestava in Lombardia il fenomeno “mafioso”, contraddistinto dall’esigenza di “fare affari” in modalità definita “sottotraccia”, senza particolari compimenti di atti violenti o intimidatori in senso tradizionale ma privilegiando l’inserimento, in violazione delle normali regole concorrenziali, in determinati settori economici ed imprenditoriali di soggetti idonei anche a collocare risorse finanziarie per fini di riciclaggio.