Un ospite inquietante si aggira per il municipio. Ma chi è? La sentenza sul lotto B dell’area feste. Il guaio è che gli strateghi del municipio si erano illusi che bastasse per così dire tenerla reclusa per far filtrare quel che più potesse tornare utile alle proprie strategie per non pagare dazio. Invece gli è andata male. Il verdetto emesso il 23 aprile dalla settima sezione civile del Tribunale di Milano, divenendo ora di pubblico dominio, ha certificato una “verità” diversa da quella parziale e fuorviante raccontata dall’amministrazione comunale in uno scarno comunicato stampa. Il gioco di prestigio di far soltanto sapere che al Comune erano stati riconosciuti 42.000 euro nella controversia con l’impresa Ro.Vi Sas e di conseguenza le sue ragioni riconosciute è durato poco. E così, esauritisi gli effetti speciali, quello che si voleva omettere e non far sapere ai cittadini è uscito dal municipio per disvelarsi in tutta la sua pienezza ed evidenziare che piegare la verità ai propri fini spesso si trasforma in un potente boomerang. Ma ecco cosa ha effettivamente deciso il Tribunale:
1) condanna Ro.Vi Sas al pagamento a favore del Comune di Sedriano della somma di 42.000 euro oltre rivalutazione monetaria dall’11.12.2017 alla data della sentenza e interessi legali sui singoli scaglioni via via rivalutati anno per anno;
2) condanna il Comune di Sedriano al pagamento a favore di Ro.Vi Sas della somma di 90.368,46 euro oltre Iva oltre interessi al tasso di cui all’art. 30 commi 3 e 4 del D.M. n. 145/00 dal 23.1.2013 sino all’effettivo pagamento;
3) rigetta le domande del Comune di Sedriano nei confronti di Angelo Munari e Angelo Claudio Massetti;
4) rigetta le restanti istanze;
5) compensa integralmente le spese di lite tra Comune di Sedriano Ro.Vi Sas di Savani Roberto & C;
6) pone definitivamente a carico solidale del Comune di Sedriano e di Ro.Vi Sas di Savani Roberto & C. le spese di Ctu, in ragione della metà ciascuno;
7) condanna il Comune di Sedriano al pagamento delle spese di lite a favore di Angelo Munari, liquidate per compensi in complessivi 9.000 euro oltre Iva, Cpa e rimborso forfetario 15%.
La sentenza tradotta in cifre evidenzia che stavolta in municipio l’hanno fatta grossa. Sì, perché il Comune deve pagare all’ingegner Munari 13.132,08 euro (ossia 9.000 euro oltre Cpa, Iva e spese generali 15%) per spese legali;
all’architetto Massetti euro 13.132,08 (ossia 9.000 euro oltre Cpa, Iva e spese generali 15%) per spese legali; all’impresa Ro.Vi Sas un totale di 133.180,55 euro quale somma fra 90.368,46 euro e 9.036,85 euro pari al 10% Iva calcolata su 90.368,46 euro (secondo la legge vigente sull’Iva, il Comune non la recupera. Ma, al pari di qualsiasi cittadino, la versa allo Stato); eppoi 26.501,34 euro per interessi di cui all’art. 30 commi 3 e 4 del D.M. n. 145 0 calcolati su 99.405,31 euro (90.368,46 + 9.036,85) a partire dal 23.1.2013 fino al 30.04.2018, a cui aggiungere gli interessi successivi fino al giorno del pagamento finale;
7.273,90 euro pari al 50% delle spese di Ctu così calcolato: 3.023,44 euro già comprensivo di cassa previdenziale e Iva, relativamente alla prima Ctu e 4.250,46 euro già comprensivo di cassa previdenziale e Iva, relativamente alla seconda Ctu.
Il Comune per contro deve incassare: 42.000 euro (rispetto ai 70.000 euro chiesti) oltre rivalutazione monetaria dall’11.12.2017 alla data della sentenza e interessi legali sui singoli scaglioni via via rivalutati anno per anno. Il calcolo non è complicato, ma, a voler essere generosi, al Comune spetterebbero all’incirca 50.000 euro.
Risultato finale: 133.180,55 + 13.132,08 + 13.132,08 – 50.000 = 109.444,71 euro.
L’importo di euro 109.444,71 corrisponde a ciò che il Comune deve pagare.
Inoltre l’ente si deve far carico del 50% dell’imposta di registro sulla sentenza (l’altro 50% spetta a Ro.Vi Sas).
Altro che un successo del Comune. L’idea degli amministratori di dare continuità all’azzardata controversia, promossa a suo tempo dai commissari straordinari, sinora è valsa solo a far allargare i cordoni della borsa del Comune (350.000 euro circa) e a negare ai cittadini l’utilizzo della struttura, che pure prima era pienamente funzionante.
