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Domani, mercoledì 6, si celebra la “Giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili”. Tiziana Chiusa, responsabile del Dipartimento Tutela Vittime Provincia di Milano – Fratelli d’Italia, in questa nota che ricevo e pubblico esprime contrarietà alla pratica dell’infibulazione. Viviamo ormai in un mondo bislacco ed abbozzato dove ogni “differenza”, anche se si tratta di un “costume”, o di una “tradizione” brutale e dannosa per il prossimo, come ad esempio l’infibulazione, assurge secondo alcuni “terzomondisti” ad un atto da porre rispettosamente in relazione con una “cultura” da rispettare poiché retaggio antico di un qualche popolo. Bene. Posto che tra tra “cultura” e “civiltà” (termini che erroneamente sono spesso confusi) corre il fiume del rispetto, ma anche della discrezionalità, occorre sottolineare che ognuno è libero di mutilare il proprio corpo, ma non (come nell’infibulazione islamica o tribale) quello di una bambina inerme e non consenziente.

Senza considerare che proprio a questo proposito della “cultura” (non di “civiltà”) un aborigeno australiano è si totalmente libero di sgranocchiare il ventre croccante di un pipistrello alla brace, senza tuttavia obbligare chicchessia a fare altrettanto.

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