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L’errore di un ufficio comunale costa caro, molto caro all’ente. E sì, perché, stando al ricorso davanti al Tribunale ordinario di Milano, i ricorrenti avevano avanzato richieste risarcitorie per ben 85.153,54 euro per danni di vario genere derivati appunto dall’errore compiuto da un ufficio. Ma, alla fine, il Comune se l’è cavata pagando solamente 33.000 euro. Una drastica riduzione, pari al 38% dell’importo richiesto, che, comunque, è pur sempre una cifra importante. Il “miracolo” è stato reso possibile dall’accordo transattivo, che le parti hanno maturato fra le more del giudizio attraverso reciproche concessioni e comunque senza alcun reciproco riconoscimento e/o ammissione e/o acquiescenza, nonché senza alcuna futura contestazione, pretesa, azione connessa e/o collegata alla medesima lite e ai fatti in essa dedotti.

Una pietra tombale sulla controversia, che interdice le parti a pretendere l’una dall’altra, per qualsivoglia titolo, ragione e causa, anche in via indiretta, vicaria, indennitaria o risarcitoria, per le ragioni e i fatti in questione.

Quale ufficio abbia sbagliato è coperto dalla riservatezza, ma restano l’errore e il risarcimento a dimostrare che qualcosa è andato storto e proseguire nella causa non sarebbe stata la via migliore per l’incertezza del giudizio. Non solo. Non si sa se l’ente si rivarrà o meno sul responsabile del danno o se sussista la copertura assicurativa, oppure se il risarcimento resti totalmente a suo carico.

Una pagina non proprio edificante per il Comune.

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