I cambiamenti climatici, i nubifragi, le alluvioni hanno messo al centro dell’opinione pubblica l’importanza della salvaguardia dell’ambiente.
E in questa nota che ricevo dall’ambientalista Giuliano Colombo e che pubblico viene posto l’interrogativo sulla scia di quel che accade in Liguria se la tutale dell’ambiente è materia di attenzione della destra o della sinistra.
Tutti i paesi con una visione progressista della realtà, consolidano e migliorano il loro impegno ambientale, estendono la tutela di territori che considerano una ricchezza. Il Governo Meloni vuole invece il contrario. Il Governo Meloni e Regione Liguria vogliono restringere i confini del Parco nazionale di Portofino. Il Ministro Fratin, in tal senso, ha interpellato ancora ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) che ha già dato da tempo il suo parere favorevole per l’allargamento del parco. Il Governo intende adottare la proposta del presidente della Liguria Giovanni Toti e restringere i confini del parco ai soli 3 Comuni di Portofino, Camogli e Santa Margherita.
Per il Coordinamento Parco Nazionale di Portofino, il Ministro ha già pronto per la firma il provvedimento per dare corso al parco come voluto da Toti. Una decisione che però dovrebbe essere accompagnata dall’annullamento di tutti gli atti ministeriali e amministrativi del 2021, che prevedono una perimetrazione provvisoria con un parco a 11 Comuni, un Comitato di gestione provvisorio e relative norme di salvaguardia.
Tutto ciò per assecondare la Lega di Salvini. Si tratta di una grave decisione che non considera la documentazione tecnica e scientifica prodotta da ISPRA, che ha funzione di consulente istituzionale per il Ministero. Il Ministro nemmeno intende prendere in considerazione la proposta con un parco a 8 Comuni, maturata dopo un lungo lavoro di confronto, sostenuta dai Comuni, da istituzioni e associazioni di volontariato, da Anci e Federparchi.
La legge per la creazione del Parco nazionale di Portofino è da anni contestata dalle forze di centro destra, in modo particolare dagli esponenti leghisti che raccolgono voti tra i cacciatori che rappresentano una esigua minoranza. Così facendo si perseguono ciecamente obiettivi di parte, ideologicamente connotabili, in contrasto con la ragione ed il progresso sociale. Cosi facendo siamo destinati a consolidare la nostra posizione di paese di second’ordine. Essere definitivamente surclassati da paesi che investono sul territorio e lo tutelano quale irrinunciabile risorsa economica e sociale.
Tutti i paesi con una visione progressista della realtà, consolidano e migliorano il loro impegno ambientale, estendono la tutela di territori che considerano una ricchezza. Da noi invece una politica miope e dannosa vuole ridurre l’estensione dei parchi, delle tutele. Impongono la loro opinione che crede che parchi e vincoli di tutela siano dannosi, inutili, antieconomici, un fastidio.
Questa insostenibile politica italiana del mordi e fuggi, del vivacchiare, dello sfruttare territori anziché tutelarli e valorizzarli, ha un inesorabile capolinea di sicuro fallimento, di rovina economica e sociale.
