Ricevo e pubblico questa nota della compagine Settimo al Centro sui lavori dell’impianto sportivo “Battista Re”.
«Non c’è pace neanche durante le vacanze estive e dalla spiaggia la Lista Civica Settimo al Centro deve purtroppo rivolgere i suoi pensieri alla cara Settimo. È passato un anno da quando si iniziava a parlare del futuro del centro sportivo Battista Re: i dubbi permangono e le mancate rassicurazioni non fanno ben sperare per la comunità attuale e futura. Come sempre la svolta la fornisce un soggetto privato disposto a investire milioni di euro che ha visto nella posizione strategica di Settimo, quale porta di accesso a Milano, per poter avere il Suo Stadio. La questione importante è come intenda monitorare, l’ attuale amministrazione, dopo il partenariato appena sottoscritto. L’ impegno è quello di salvaguardare il patrimonio della nostra comunità, certamente dando maggiori valore senza dimenticarsi che la serenità dei cittadini viene prima dei ricavi.
Il Partito Democratico non agiti però specchietti per le allodole parlando di operazioni a costo zero e iniziativa strategica per i trasporti; per la prima sappiamo benissimo della spesa di circa 700.000 euro per il rifacimento di un campo. Per la seconda invece siamo all’ennesima promessa elettorale che si tradurrà invece in sicure situazioni di disagio per il maggior traffico di veicoli in occasione delle partite casalinghe, avendo ancora visto sfumare l’approdo della Metro dopo anni di propaganda della sinistra locale.
Settimo al Centro nutre dubbi sulla capacità di tenere alta la concentrazione e la visione a lungo termine di quanto, da qui ai prossimi 35 anni accadrà. Si chiede pertanto di vigilare attentamente con la buona diligenza del padre di famiglia che vuole veder crescere bene la propria prole, necessaria non solo in occasione delle tornate elettorali.
La vera sfida politica e amministrativa per l’attuale e future giunte sarà di valorizzare un bene pubblico restituendo alla comunità un centro sportivo che sia motivo di orgoglio per Settimo e produttrice di valore pubblico e non frettolosa “svendita” ad un privato.
Come ai tempi dei soviet dovremo vedere se tra 7 piani quinquennali (come piaceva dire ai compagni) ovvero 35 anni, che ricordiamo bene esser lunghi, avremo un impianto degno dell’hinterland milanese oppure l’ennesima cattedrale nel deserto».
