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Ricevo e pubblico questa intervista a Giuseppe Augurusa, scrittore, sindacalista, musicista e tanto altro, a cura di Gian Pietro Padelli.

L’impegno per la cittadinanza e per le problematiche connesse al contesto sociale, quale quello dei frontalieri, rappresenta un punto di forza di alcuni cittadini; Giuseppe Augurusa, in Arese, si può riconoscere quale soggetto che ha dato e dà un contributo significativo, anche attraverso la sua associazione, per il territorio; per questa ragione ho pensato di intervistarlo.

Ecco, quindi, che rispondiamo alla domanda ‘chi è Giuseppe Augurusa’ attraverso le sue dichiarazioni in forma ‘oggettiva’ da narratore onnisciente:

“Da molti anni sono impegnato nella vita politica locale, protagonista di una stagione piuttosto complessa per la comunità aresina tra il 2009 e gli anni del covid, periodo nel quale sono stato candidato ben due volte alla carica di primo cittadino dal centro sinistra (2009, 2012). Prima, passando per i due commissariamenti disposti a seguito delle rocambolesche uscite di scena di due sindaci nell’arco di un triennio (Gianluigi Fornaro e Pietro Ravelli), poi, negli anni della “ricostruzione morale” del paese ingovernabile (come lo definì un bell’articolo del Corriere della sera), come assessore, dicevano, “di peso”, della Giunta Palestra. Infine, nel 2021, a due anni dal termine del secondo mandato della sindaca, ridefinendo un mio profilo autonomo in dissenso su alcune scelte strategiche di fondo della giunta di cui facevo parte (su gestione e trasformazione area Alfa Romeo, gestione delle società partecipate). L’anno successivo ho costituito l’associazione Prospettiva 2023, con la quale tuttora svolgo attività. Un impegno intenso che non mi ha impedito tuttavia, di trascurare le sue altre grandi passioni: la scrittura e la musica jazz”.

E quindi breve sinossi anagrafica:

“Sono nato nel 1966, sono dirigente sindacale dal 1996, oggi lavoro presso il dipartimento internazionale della Cgil. Saxofonista appassionato di musica jazz, suono da due decadi in una big band milanese. Innamorato della politica, sono molto attivo nei gruppi di cittadinanza attiva dove ho fondato ben due associazioni civiche di cultura politica (il Forum per la Città nel 2010, Prospettiva 2023 nel 2022). Sono sposato e padre di due figli. Comincio relativamente tardi l’esperienza della scrittura creativa, pubblicando nel 2013 il primo lavoro. Oggi, con “Dopo di Noi” sono al terzo romanzo. Ho già pubblicato sempre per Minerva: Il canto delle cicale (2013), Il secondo cittadino (2019), Dopo di Noi (2023)”.

Da quando e come è giunto a occuparsi del territorio di Arese?

“Nel 2008 ho cominciato a guardare le questioni locali con maggiore interesse e pragmatismo, rinunciando alla solita tentazione di vedere la politica solo come questione sovracomunale. L’occasione arrivò incidentalmente quando, occupandomi dei problemi scolastici dei miei figli, potei verificare con mano gli effetti concreti dell’applicazione di leggi spesso raffazzonate. Era l’anno della prima discussione della legge Gelmini (il dibattito sulla legge Gelmini iniziato nell’estate del 2008, giungendo al disegno di legge il 1º agosto 2008. Questo testo puntava a cambiare il sistema scolastico e universitario, introducendo tagli di spesa e il maestro unico nella scuola elementare; decidemmo insieme ad alcuni amici di costituire il comitato genitori a contrasto di quella prospettiva. Molti dei protagonisti di quella stagione, passando attraverso il Forum per la Città, sono successivamente divenuti la nuova classe dirigente locale. A fine 2008 tra lo stupore di molti, presentai le dimissioni da segretario generale dei tessili della Cgil di Milano, per candidarmi a sindaco della mia città, dopo le necessarie elezioni primarie.  Poi arrivò la dolorosa sconfitta per una manciata di voti, la fondazione del Forum come punto di ricostruzione di una nuova classe dirigente locale, l’arresto del sindaco, le nuove elezioni, la nuova sconfitta di misura a cui fecero seguito, a distanza di cinquantatré giorni, le dimissioni del sindaco Ravelli, mai completamente spiegate, come l’intera vicenda elettorale del 2012 del resto”.

Augurusa e la scrittura: ben 4 libri che perseguono il filone …?

“Ho cominciato per scherzo, volendo raccontare le rocambolesche vicende del noto marchio di moda Cerruti 1881 entrato in una crisi irreversibile nel 2006. Vicenda di cui mi ero occupato nel ruolo di sindacalista. Inviai venticinque pagine a due case editrici: Chiare lettere e Minerva Edizioni. La prima neppure mi rispose, la seconda mi convocò per un colloquio. Da allora è cominciato un rapporto di collaborazione e, direi, di amicizia con Roberto Mugavero, il patron della casa editrice di Bologna, che mi ha consentito di scrivere ben tre libri. Si tratta di tre storie vere nello stile del romanzo”.   

Arese e lo scrivere, è il suo unico impegno?

“La mia terza grande passione è la musica, il jazz in particolare. Suono da molti anni il saxofono in una big band milanese. I primi rudimenti, come molti, li ho appresi alla fine degli anni settanta nella banda cittadina di Arese, poi, lo studio del jazz per sette anni con Paolo Tomelleri a Nuova Milano Musica, una prestigiosa scuola privata (al tempo i conservatori non avevano ancora introdotto lo studio del saxofono jazz), che ha formato molti musicisti del panorama jazz milanese e che ha purtroppo chiuso oramai da molto tempo”.   

Incontro con Dino Tosi (presidente del comitato La Cittadella della salute) e la sua storia?

“Casuale come tutte le cose migliori. Ho conosciuto ed intervistato Dino Tosi nel 2025 nell’ambito di una rubrica di “storie da non dimenticare” che scrivevo per conto del settimanale Settegiorni. Dino è una forza della natura, una persona di una memoria e di un’intelligenza sopra la media, ma soprattutto estremamente generoso; il suo impegno per il recupero del nosocomio dell’ex ospedale Salvini è lì a testimoniarlo. Dino ha anche una grande, incredibile storia da raccontare, la sua. Come ricordava Baricco in Novecento:”Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia, e qualcuno a cui raccontarla”. Dino ed il mio editore quindi, mi hanno chiesto di raccontarla e ci stiamo lavorando insieme”.

Una curiosità con i lavoratori frontalieri?! Chi è il lavoratore frontaliero?

“Me ne occupo da otto anni come responsabile nazionale della Cgil. Un mondo spesso poco conosciuto perché schiacciato ai confini del Paese. Sono i “migranti di corto raggio” come li definisce la sociologia, ma sono soprattutto, giuridicamente, coloro che risiedono in uno Stato e lavorano in un altro confinante facendo ritorno a casa perlomeno una volta alla settimana. In Europa sono 1,5 milioni, un decimo circa in Italia tra i nove Stati limitrofi o confinanti al nostro Paese. Un comparto in particolare fermento in questo momento”.

Colpisce l’attivismo dell’associazione Prospettiva 2023 di cui è presidente e molti si domandano se questo è un veicolo per tornare in campo nella prossima competizione elettorale?!

Prospettiva 2023 è nata con il motto ‘la politica non è solo per addetti ai lavori’, evidenziando lo spazio civico di partecipazione attiva (non solo come spettatori della politica istituzionale), che in questi quattro anni ha prodotto una quantità smisurata d’iniziative e qualche buon risultato, anche su temi rilevanti. Tranquillizzando i miei detrattori sul fatto che personalmente non ho alcuna intenzione di tornare in campo alle elezioni amministrative (sono contrario all’accanimento terapeutico!), non posso certo escludere che il gruppo, in futuro, non possa ragionare su un impegno diretto, come sempre, in piena autonomia e sulla base di valutazioni oggettive. Certo, se guardo alle scelte strategiche dell’attuale sindaco (alienazione delle partecipate, area ex Alfa, trasformazione urbana), confesso di essere personalmente molto preoccupato”.

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