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Ricevo e pubblico questa nota del consigliere comunale Saverio Verbari (Lega) sul progetto “Donne contro”.

Nell’aula  polifunzionale del plesso scolastico Muratori, in via Leonardo da Vinci, si è tenuta una serata intensa e partecipata, dedicata alla memoria di chi ha sacrificato la vita nella lotta alla mafia. I ragazzi e le ragazze del centro giovani di Cornaredo hanno presentato la mostra itinerante “DONNE CONTRO”, un progetto che dà voce e volto alle donne coraggiose che hanno scelto di opporsi alla criminalità organizzata.

Dopo il saluto dell’assessore all’istruzione Sonia Cagnoni, che ha ringraziato il numeroso pubblico presente, il dirigente scolastico Igor della Corte dell’ICS di via L. da Vinci – che ha messo a disposizione i locali della scuola e ha collaborato all’iniziativa – ha ricordato le tante vittime di mafia, tra le quali l’indimenticabile magistrato Paolo Borsellino, sottolineando l’importanza della memoria.

La serata ha poi preso vita attraverso le voci, la musica e le coreografie dei ragazzi. Con letture toccanti, brani musicali e momenti di ballo, i giovani hanno ripercorso le storie di donne che, con determinazione e coraggio, hanno sfidato la mafia, pagando spesso con la vita la loro scelta di libertà.

Particolarmente significativa è stata la presenza di Arianna Mazzotti, nipote di Cristina Mazzotti, una delle donne ricordate nella mostra. Arianna ha rievocato i momenti del sequestro della zia per opera della ’ndrangheta calabrese. Era il 1° luglio 1975 quando Cristina Mazzotti, 18 anni, fu rapita mentre tornava dalla festa di diploma. Morì dopo 28 giorni a causa delle condizioni disumane in cui era tenuta – rinchiusa in una botola – e per il mix di farmaci sedativi ed eccitanti somministratile dai suoi carcerieri. Cristina fu la prima donna sequestrata nel Nord Italia e la prima a essere uccisa durante un sequestro. La sua figura, come quella di altre donne ricordate durante la serata, rappresenta un simbolo di resistenza civile, spesso meno noto ma non per questo meno eroico.

La serata, resa ancora più coinvolgente dalle esibizioni musicali e coreografiche dei giovani, è stata un momento di condivisione e di educazione alla legalità. Un ringraziamento speciale è stato rivolto a Flavio Barattieri, operatore del centro giovani, che ha coordinato con passione i ragazzi in questo progetto di memoria attiva.

L’iniziativa ha dimostrato, ancora una volta, quanto sia importante non dimenticare: ricordare i nomi, le storie e i volti di chi ha combattuto la mafia è il primo passo per costruire una cultura della giustizia e del coraggio, soprattutto tra le nuove generazioni.

Coinvolgere i giovani in percorsi di cittadinanza attiva significa fornire loro gli anticorpi contro l’indifferenza e la rassegnazione. Attraverso progetti come questo, la comunità di Cornaredo intende promuovere una cultura della legalità condivisa, che parta dalle scuole e dai centri di aggregazione per radicarsi nel territorio. L’obiettivo è formare cittadini responsabili, capaci di riconoscere il valore della giustizia e di opporsi a ogni forma di illegalità. Solo così la memoria delle vittime può trasformarsi in un seme di speranza e in un impegno concreto per un domani più giusto e libero. Su questi temi, l’amministrazione comunale conferma il suo costante impegno, consapevole che la memoria non è un semplice ricordo, ma un potente strumento educativo.

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