Latest News

Posts 3 Column Slider

Latest News

Alfredo Di Lisa, come già confidato a Stataleforum, ha rinunciato alla villeggiatura, al mare di Roccavivara, alle braci sotto i pini, al fresco della sera tra i monti. Ha scelto di restare. Di stare dove la politica si fa e si soffre, dove la gente lo cerca non per convenienza, ma per fiducia. Ha scelto il suo collegio, il suo territorio.

E ha scelto, oggi, di parlare a tutto campo di quel che succede nel territorio.

“Le notizie che arrivano da Cornaredo – un gruppo di iscritti che chiede il commissariamento del circolo di Fratelli d’Italia – non sono una novità. Chi ha vissuto Settimo Milanese sa che questa storia l’abbiamo già vista. E che non finisce bene.

Un partito che si dice patriottico, ma che calpesta ogni giorno il senso della comunità. Che parla di identità e radici, ma agisce con arroganza e superficialità. Un partito dove le scelte non nascono dal confronto, ma da riunioni carbonare tra pochi amici. Dove la politica vera viene sostituita da faide, ambizioni personali e logiche padronali”.

Di Lisa, già dirigente del Partito Socialista Italiano e oggi dirigente del Nuovo PSI, non ci sta. Da artigiano della politica, come si definisce, ma anche da uomo che ha consumato le scarpe sui marciapiedi parlando con la gente, lancia un grido d’allarme.

“È sempre lo stesso copione. Prima si esclude, poi si isola, infine si commissaria. E intanto, il territorio muore”.

E al centro di questo copione, ancora una volta, c’è lui: il fratello incapace di Ignazio La Russa.
Un uomo – dice Di Lisa – che non ha visione, non ha ascolto, non ha storia politica. Ma ha un potere che usa male: divide invece di unire, mortifica invece di valorizzare.
“Ha ridotto Fratelli d’Italia a una corte personale. Ma la politica non è una monarchia ereditaria. È una responsabilità collettiva. E va restituita ai cittadini”.

(NdR: Per amore di verità in questa storia “di coltelli fra fratelli” di Cornaredo Romano La Russa è estraneo, anzi ha subito gli effetti collaterali. Sono altri gli attori protagonisti di un canovaccio tutto ancora da scrivere e recitare).

In questi giorni – confida Di Lisa – il suo telefono è rovente.

“Mi chiamano socialisti storici di Cornaredo, delusi, amareggiati, alcuni addirittura pronti a stracciare la tessera. Gente che ha combattuto per i diritti, che ha fatto politica vera, e oggi si sente calpestata. Mi scrivono amici vicini al senatore Mario Mantovani, gente perbene, che per decenni ha dato l’anima per il territorio senza chiedere nulla in cambio. Mi dicono: “Non ce la facciamo più, Alfredo. Ci stanno ammazzando la passione”.

E allora Alfredo Di Lisa non tace. Anzi, urla:

“Basta! Basta con questi notabili improvvisati! Basta con chi fa politica per gestire gettoni, incarichi, commissioni. La politica è sangue e sudore, è volantinaggio sotto la pioggia, è comizio nelle piazze, è ascolto nelle case popolari. Non è una poltrona da difendere. È un ideale da servire”.

E conclude con la voce rotta e le mani in tasca. “Chi ha ridotto la politica a una tavolata per pochi, sappia che i commensali stanno alzandosi. Non per andarsene, ma per sparecchiare. Sì, sparecchiare. Perché è finito il tempo dei pranzi gratis. Ora si paga il conto. E io sarò lì, a presentarglielo. Con la ricevuta della storia”.

Lascia un commento