Se le istituzioni non si muovono per creare comunità energetiche rinnovabili, il gruppo “Io amo Bareggio” invece si è attivato per promuovere le condizioni per passarne alla realizzazione. Infatti ha organizzato per stasera, giovedì 4, al centro polifunzionale, in via Morandi/Gallina, un incontro in collaborazione con ceress.it per parlarne. Interverranno Marco Gibillini (Io amo Bareggio) e Gianluigi Piccinini, legale rappresentante e direttore tecnico di Ceress.
Ma cosa sono le comunità energetiche rinnovabili? Molti ne hanno sentito parlare, pochi sanno di che si tratta e soprattutto come si realizzano. Sono uno strumento già diffuso in altre nazioni europee, dove hanno prodotto ottimi risultati. L’Europa ha spinto gli altri Paesi ad incentivarle, il nostro ha aderito ormai da anni e, finalmente, il 23 gennaio 2024 è stato pubblicato il decreto attuativo. Alla fine dello scorso mese invece è arrivata la quantificazione degli incentivi, quindi ora si può ragionare e attivarsi per realizzarle, dal momento che i fondi sono sul piatto.
Facciamo prima un passo indietro: bisogna capire di cosa si tratta.
Spesso si confondono le comunità energetiche con i pannelli solari. In realtà le comunità energetiche sono molto di più, costituiscono un metodo diverso di concepire l’energia: infatti, condividendo questo bene inestimabile si possono produrre vantaggi economici per tutti i membri alla comunità oltre che per l’ambiente, riducendo gli sprechi. Nelle comunità energetiche, per avere la massima resa, la quantità di energia prodotta (di solito con i pannelli solari) deve essere pari a quella dei consumata. Inoltre entrando a far parte di una comunità energetica non è necessario cambiare contatore (o contatori, nel caso sia un membro produttore): è sufficiente che aderisca e ne avrà un vantaggio in bolletta, siccome ci sono incentivi che lo Stato concede a gruppi di produttori/consumatori che consumano l’energia vicino a dove viene prodotta.
L’obiettivo è far produrre il quantitativo ci energia che serve nelle zone dove viene consumata. Perché vi chiederete? Semplice: in questo modo si evitano gli sprechi per il trasporto e per il passaggio dell’energia da bassa tensione ad alta tensione, trasformazione richiesta per far compiere all’elettricità tanti chilometri. Se invece l’energia viene consumata dove viene prodotta, non viene sprecata, un po’ come i carburanti: se uso un’autobotte per trasportare del gasolio, avrò bisogno dello stesso combustibile per far muovere l’autobotte e provvedere al trasporto del gasolio stesso.
Così si chiarisce anche il concetto di comunità, un luogo dove avviene la condivisione di un bene (l’energia in questo caso) per evitare di sprecarlo. Intendiamoci, l’energia non viene regalata ai membri della comunità, ma viene pagata dal GSE a chi la produce come prima e chi la consuma la paga allo stesso modo, ma per la quota parte che sfrutta la “condivisione” (sia produttore sia consumatore) si riceve un incentivo perché si rispetta l’ambiente.
