Ricevo e pubblico questa nota di Mario Comincini, coautore del libro editato dal Comune finito sub judice per violazione del diritto d’autore, in cui, oltre a mettere in luce gli errori grammaticali di sindaco e vicesindaco, rivendica il diritto d’autore morale.
Nella mia ultima lettera a Stataleforum ho accennato alla violazione, da parte della vicesindaca Garofalo, di un altro diritto d’autore oltre a quello di cui è titolare il Comune di Sedriano e cioè il cosiddetto diritto morale d’autore. Mi è stato chiesto di chiarire e lo faccio volentieri. L’art. 20 della legge sul diritto d’autore recita: «Indipendentemente dai diritti esclusivi di utilizzazione economica dell’opera e anche dopo la cessione del diritti stessi [cioè, nel nostro caso, il citato diritto del Comune di Sedriano], l’autore conserva il diritto di rivendicare la paternità dell’opera e di opporsi a qualsiasi deformazione ecc.». Appunto, il diritto morale d’autore, di cui ho denunciato la violazione scrivendo a Garofalo il primo settembre 2022, avendo lei utilizzato il mio testo pubblicato sul libro del Comune per redigere la sua “Storia Sedrianese” senza citarmi. Che questa copiatura costituisca un illecito, e aggiungerei compiuto in un modo piuttosto rozzo (se richiesto posso fare qualche esempio), è stato accertato dal legale nominato dal Comune di cui Garofalo è vicesindaca, il quale ha quindi riconosciuto il danno rispetto al diritto del Comune stesso.
Ma il legale ammette di non essersi occupato del diritto morale d’autore e giustamente, perché è una faccenda tra me e Garofalo. A costei ho proposto una transazione bonaria, mediante scambio di corrispondenza, che prevedeva da parte sua il riconoscimento della violazione del mio diritto, l’impegno a rimuovere dalla rete i suoi testi, a non ripetere la violazione con altri miei testi e a riconoscere 500 euro al mio avvocato per spese legali; da parte mia avrei rinunciato a qualsiasi azione civile e penale e al risarcimento dei danni (meno di così…).
Garofalo dichiarava, tramite il suo avvocato, di ritenere di non aver commesso alcun illecito e in consiglio comunale aggiungeva: «Comincini mi chiedeva di sottoscrivere una dichiarazione separata dalla scrittura transattiva in cui avrei dovuto ammettere di aver copiato da lui».
Garofalo intende alludere a qualcosa che richiama un’estorsione? Non posso dare la prova diabolica, cioè dimostrare che non ho chiesto una dichiarazione separata, e quindi invito Garofalo a esibire qualcosa, proveniente da me, che sia diverso dalle mie bozze delle due lettere da scambiarsi; e nella sua, ovviamente, si prevedeva che riconoscesse la violazione del mio diritto. Altrimenti su cosa si sarebbe transato? Devo ritenere che Garofalo non sappia che contratti e convenzioni varie si fanno anche mediante scambio di corrispondenza.
Dopo il rifiuto per una transazione nei termini da me proposti, Garofalo poneva in essere le seguenti azioni, che nulla avevano a che fare con la nostra vertenza.
– In consiglio comunale dichiarava: «Non si comprende più che ruolo abbia assunto il Comincini, se autore di un libro offeso dalla mia presunta violazione, o autore della mozione protagonista dell’opposizione politica». Un’insinuazione che qui mi limito a segnalare all’opinione pubblica, ma merita di essere trattata compiutamente in altra sede.
– «L’insorgere di questa vicenda – ha poi affermato Garofalo – mi ha indotto ad approfondire i rapporti tra il signor Comincini e i consiglieri comunali che all’epoca, ossia nel 2012, avevano assunto decisioni in ordine all’acquisto del libro». Questa iniziativa, per stessa ammissione di Garofalo, non ha portato da nessuna parte.
– In consiglio comunale Garofalo dichiarava pure: “Comincini reiterava le sue infamanti accuse verso di me, divulgandole ai consiglieri di opposizione, che ne facevano pronto oggetto della mozione che stiamo discutendo». Il primo settembre 2022 ho scritto a Garofalo senza avere l’esito sperato, il 23 ottobre ho scritto al sindaco Re, che mi avrebbe risposto dopo quasi un mese per dirmi: «Non ravviso l’opportunità di azioni del comune a tutela delle proprie prerogative sul testo edito» (decisione ponderata, alla luce dell’illecito emerso?). L’opposizione è stata l’ultima a essere contattata da me: dove ho sbagliato? Quanto poi alle accuse qualificate infamanti, sono state dichiarate fondate dall’avvocato scelto dall’amministrazione comunale che ha per vicesindaco la signora Garofalo. Diversamente da lei, a mia volta però mi astengo dal giudicare infamante un illecito del genere se non, forse, nel significato latino più attenuato di “disonorevole”, visto anche il coinvolgimento di un rappresentante delle istituzioni; ma è stato proposto anche “usurpazione gravissima” (copyright consigliera Ceccarelli).
In molti mi chiedono cosa farò. Di certo non intendo rinunciare a veder confermato il mio diritto morale d’autore, peraltro già affermato indirettamente dall’avvocato del Comune, perché dichiarando l’esistenza del plagio letterario si riconosce automaticamente il mio diritto. Già, perché con la perizia il Comune di Sedriano è diventato il mio sponsor più generoso.
Mi chiedono pure che giudizio do della vicenda (scrivo «do» e non «dò» come il sindaco Re – «le dò una risposta» – per non essere come lui complice di Garofalo nella girandola naïf degli accenti: «vi dò appuntamento», «fù richiamato», «fù scortato», «non da tregua», copyright “Storia Sedrianese” scritta da Garofalo. Segnalo: delegata dal sindaco all’istruzione. Che sia lo scorrettore automatico? «Ora ai giardini pubblici han dedicato un busto: A colui che sa mettere gli accenti al posto giusto», copyright Gianni Rodari). Non do nessun giudizio, non essendo un cittadino di Sedriano. Per l’aspetto legale oggi fa testo il parere dell’avvocato e domani farà testo quello dei giudici (uno sarà investito da me, altri sono già al lavoro). Quanto invece al giudizio politico, spetta ai sedrianesi: sono loro che hanno pagato l’avvocato per sapere che Garofalo ha commesso un illecito e che sono quindi titolati a dare un giudizio su di lei che invece non accetta il responso dell’avvocato: «Sono convinta di non aver danneggiato nessuno».
Certo, se accettasse quel responso dovrebbe dimettersi, ma anche il non accettarlo comporta la stessa decisione, essendo vicesindaca, anche se lei è tentata di porre l’accento (attenzione!) sulla buona fede, il peccato veniale e così via: come puoi infatti continuare – e qui siamo sul piano non giuridico ma etico – a fare la vicesindaca di un Comune che ti addebita un illecito compiuto contro lo stesso Comune e da te rimosso solo il giorno in cui la Prefettura è intervenuta? L’etica viene prima della politica, perché ci può essere etica senza politica ma non politica senza etica. I sedrianesi sono quindi chiamati a riflettere se il comportamento di Garofalo corrisponde al concetto di politica come etica della responsabilità (copyright Norberto Bobbio), e quindi se Garofalo può essere considerata una rappresentante della coscienza etica dei cittadini, se i suoi comportamenti hanno un valore etico. Tutti concetti di Bobbio. Naturalmente, per ragionare su questi concetti, il presupposto è accettare che l’etica c’entri con la politica. Ringrazio per l’ospitalità.
