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Niente demolizione dell’ex cartiera per ricavare nuovi spazi e centro polivalente com’era nei propositi dell’amministrazione comunale. Ma salvaguardia dell’attuale edificio essendo una significativa testimonianza della fabbrica storica della filanda. Infatti, stando al consigliere comunale Monica Gibillini (Lista Bareggio 2013), il Ministero della Cultura (Commissione per il patrimonio culturale della Lombardia) avrebbe riconosciuto il valore culturale dell’edificio centrale dell’area ex cartiera e inviato il 24 marzo scorso la comunicazione al Comune in cui fra l’altro si invita a mettere a punto “un attento progetto di riuso” dell’immobile di proprietà privata composto da due capannoni e dalla ciminiera.

Insomma il Ministero nell’apporre l’obbligo di tutela della porzione di proprietà comunale (edifici sede dell’Associazione ex combattenti e reduci e protezione civile) auspica cautela per gli altri edifici e un attento progetto di riuso che deve passare dalla salvaguardia delle cortine edilizie e degli elementi tipologici caratterizzanti – pesa, serbatoio dell’acqua, ciminiera, corpo centrale caratterizzato dai due capannoni affiancati e dal corpo sviluppato in altezza e capannoni dei magazzini – per i quali viene auspicato il mantenimento delle campate e della carpenteria metallica delle coperture curvilinee. E tutto questo perché elementi di archeologia industriale conservatisi nel centro urbano. Il Ministero si è espresso a seguito della richiesta del Comune di verificare l’interesse culturale dell’area.

«Per questo la riqualificazione dell’area dell’ex cartiera deve passare attraverso la salvaguardia e il recupero dei suoi edifici – afferma l’architetto Ida Bonfiglio – Bareggio non ha più bisogno di demolizioni, ora è arrivato il momento che anche a Bareggio la rinascita passi attraverso il recupero edilizio, così come è accaduto a Cornaredo con l’ex filanda. Bareggio ha già la sua grande piazza, non ha alcuna necessità di demolire tessuto urbano centrale per creare altri vuoti. Gli edifici della ex cartiera sono in grado di diventare il centro civico cittadino per accogliere le persone nei propri spazi e negli slarghi urbani ricavati attorno agli edifici che ridisegnati con alberi e sedute diventano ritrovo e luoghi per stare insieme e fare attività all’aperto».

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