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Un nuovo esposto dell’opposizione alla Corte dei conti, che si aggiunge a quelli già consegnati alla medesima istituzione e alla Procura della Repubblica, per far sì che venga data piena applicazione alla deliberazione riguardante il riconoscimento del debito fuori bilancio e nello specifico di eventuali responsabilità soggettive a determinarlo. Un fuoco di fila che alla lunga potrebbe creare qualche impiccio agli amministratori. Stavolta a mobilitare i tre consiglieri d’opposizione (Donatella Barini, Massimiliana Marazzini e Alfredo Celeste) è stato il debito fuori bilancio, che è stato approvato in aula nella seduta del 27 ottobre scorso. Il motivo? Il Comune, dopo l’accordo transattivo nel 2015 con un privato in cui s’impegnava a non richiedere gli oneri di urbanizzazione sino alla concorrenza di 1.141.105,82 euro, ha avviato ugualmente un contenzioso a fine settembre 2021 contro il medesimo, previo incarico a legale di fiducia per 6.376,35 euro. Il punto su cui i tre consiglieri insistono e chiedono alla Corte dei conti di intervenire per mettere in luce eventuali responsabilità riguarda il modus come si è arrivati al ricorso al Tar. Secondo i consiglieri “gli amministratori di allora (giunta Cipriani) sono stati consigliati malissimo, dai supporti aventi responsabilità gestionale e, l’emissione della delibera di giunta  nr. 78 dl 21/09/2021, ne è un elemento di prova concreto, nella parte della premessa narrativa in cui è scritto: Ritenuto opportuno costituirsi in giudizio, in opposizione al ricorso sopra richiamato, innanzi al Tar Lombardia, sussistendone i presupposti di fatto e di diritto  come evidenziato dalla documentazione in atti”. Ma così non è stato.Il Tar nella sentenza del 2022 ha dato torto al Comune, poiché “in forza dell’accordo transattivo non ha titolo per chiedere ulteriori somme per i locali accessori”. Non è tutto. “I presupposti su cui si fondava il ricorso -puntualizzano i consiglieri- sono stati clamorosamente smentiti e in fatto e in diritto e, ancor più grave, nella dichiarata consapevolezza dell’evidenza della documentazione in atti, con allegati il parere di legittimità dal segretario comunale e i pareri favorevoli dei responsabili degli uffici competenti”. Risultato di tanta improvvida sicurezza? La restituzione di 20.331,84 euro al legittimo pretendente, la perdita di 6.376,35 euro per spese legali legate al patrocinio della resistenza al Tar e ulteriori 260,16 euro per interessi di soccombenza, maturati per effetto della sentenza.

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