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| Ruggiero Delvecchio |
L’evento dei cento anni è celebrato anche nei piccoli Comuni con approfondimenti dibatti e commemorazioni, che denotano comunque un certo sentimento di riconoscenza ai caduti di questa sanguinosa guerra che portò al macello 650mila ragazzi e padri di famiglia, per poi ottenere una vittoria che passò alla storia come ‘mutilata’. Ma, nonostante tutto, il valore del ricordo sia dei caduti italiani che di quelli delle popolazioni militari e civili anche delle parti avverse, andrebbe degnamente celebrato”. Ma così, a suo giudizio, non sembra a Settimo. “Il monumento a questi poveri caduti -chiosa rammaricato Delvecchio– è nascosto nel nostro cimitero con un pudore che sfiora quasi l'”imbarazzo” di dover ammettere che il nostro esercito è figlio di questa guerra in termini di sacrificio e abnegazione spesso senza i dovuti riconoscimenti in rapporto a quanto viene invece ampiamente celebrato il 25 aprile. L’anno prossimo sarà troppo tardi per festeggiare il centenario della Vittoria, e sicuramente se non cambierà qualcosa, ci dovremo accontentare della solita commemorazione a bassa voce ed in tono minore!”.
