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Sabato 27 ottobre, alle 21, nella splendida chiesa di San Bernardino  con alcuni affreschi rinascimentali in cui si possono notare diversi strumenti musicali, si terrà il concerto intitolato “Un flauto e una chitarra nell’età del bel canto”, con i solisti Anna Armenante, flauto traverso e Marco Battaglia, chitarra, che si esibiranno con strumenti originali dell’Ottocento. L’ingresso è gratuito. L’evento musicale, realizzato in collaborazione con l’assessorato alla cultura del Comune di Sedriano, fa parte dell’11.a edizione dell’800 Musica Festival, un circuito di concerti ideato e diretto dallo stesso maestro Battaglia, che ha il patrocinio del Consiglio di Regione Lombardia e si realizza con il contributo anche del Comune di Milano. Il repertorio per flauto e chitarra nell’Ottocento comprende brani di indubbio fascino e di piacevole ascolto. Come è noto, l’influsso del bel banto sulla musica strumentale dell’Ottocento è notevolissimo e la produzione di partiture scritte in quello stile o in forma di versioni per altri organici rispetto all’originale è il tema del concerto.

In tal senso si ascolteranno due celebri cavatine dal “Barbiere di Siviglia” di Gioachino Rossini nella trascrizione di due importanti e acclamati musicisti del tempo, il chitarrista Ferdinando Carulli e il flautista Jean-Louis Tulou, che riescono, con rara maestria, a riproporre per questo duo le inflessioni e le virtuosità richieste nell’originale alla voce con l’accompagnamento dell’orchestra (e, nel caso di “Ecco ridente incielo”, anche con la chitarra già nella partitura rossiniana). Il Gran Duo concertante op. 85 di Mauro Giuliani, il maggiore dei chitarristi del tempo, è un brano ampio, articolato e dalla spumeggiante scrittura che sa giustamente acquietarsi nel movimento più riflessivo in cui il canto si fa spianato e languido. Dopo varie ricerche, realizzate anche in base ai luoghi di pubblicazione dei vari numeri d’opera, due studiosi, Massimo Agostinelli e Danilo Prefumo, sono finalmente riusciti a tracciare un profilo biografico abbastanza dettagliato di Luigi Moretti. Fratello di Federico, anch’egli chitarrista, il nostro nacque a Napoli nonostante la famiglia avesse radici toscane. Certamente presente a Milano e a Firenze nei primi anni della sua attività, fu Onorario Accademico Filarmonico di Bologna dal 1821, e divenne Conte e Cavaliere oltre ad acquisire diversi altri titoli. Pare abbia soggiornato anche in Francia per un decennio per poi rientrare in Italia, a Milano. Nella sua produzione spiccano alcuni lavori cameristici in cui, in modo inedito, la chitarra dialoga, oltre che con il flauto o il violino, per esempio, con il corno. Il Duetto op. 17 è un esempio emblematico dello stile del nostro autore che sapientemente equilibra pathos e guizzi improvvisi e virtuosistici, realizzando un intenso e giocoso fluire di idee musicali. Tre brani originali di Ferdinando Carulli, virtuoso delle sei corde, compositore e didatta di origini napoletane ma parigino d’adozione, aprono la seconda parte del programma con una brillante tavolozza coloristica in cui la chitarra non solo accompagna il melos sempre ispirato del flauto con un’interessante e mutevole serie di arpeggi e accordi ma si esprime anche in diversi spunti solistici. L’impasto timbrico tra i due strumenti è posto in risalto con eccellente perizia. Francesco Molino, originario di Ivrea, è considerato tra i maggiori protagonisti della chitarra del tempo. Autore di più di sessanta opere, tra cui spicca certamente il concerto per chitarra e orchestra, nei due Notturni op. 37 e 38 dimostra una particolare attenzione all’impatto emotivo, all’espressione vivida e netta dei sentimenti sottesi alla scrittura per i due strumenti che si esprimono in un linguaggio classico che già lascia intravedere una venatura di romanticismo…

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