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Antonio Fusi suo malgrado è finto sotto i riflettori per via delle querce di via Treves. E ora a cose fatte, in questa nota che ricevo e pubblico, Fusi ne dà conto dell’esito della vicenda, anche per riflettere su come in municipio se ne sono occupati. In data 25 gennaio 2018 viene emessa una comunicazione in ordine ad operazioni di potature/tagli/abbattimenti di alberi; per essere precisi: 
– 31 esemplari in Via Nenni, robinie spontanee cresciute al confine con alcune palazzine site nel Comune di Vittuone 
– 2 esemplari nel Parco Res Publica, alberi deceduti da tempo – 5 esemplari Via Magenta/Parcheggio Papa Giovanni XXIII, liriodendri compromessi dalla sistematica mancata/tardiva attivazione degli impianti di irrigazione e per i quali nessuno risponde per danni arrecati al patrimonio “verde” 
– 3 esemplari Parco delle scuole, alberi disseccati da tempo 
– 1 esemplare in ottima salute, antistante la biblioteca comunale e relativa siepe – tagliati fuori tempo – massimo a fine aprile quando per disposizioni legislative queste operazioni sono vietate 
– 7 esemplari in Via Treves, 2 alberi morti e le 5 querce, ormai celeberrime.
Il 21 febbraio avviene un incontro presso gli uffici comunali, da me richiesto, per ricercare una possibile soluzione alternativa all’estirpazione. Sono presenti funzionari e personale dell’ufficio tecnico, l’assessore con delega al territorio e il sindaco. La ragione “esclusiva” della decisione presa è dettata da una causa legale promossa da un cittadino nei confronti del Comune per il ragguardevole importo di 17 mila euro per i danni provocati alla sua recinzione dalla crescita di alberi spontanei. Situazione che parrebbe riproporsi in via Treves. Suggerisco, se la motivazione è questa, il rilascio di una lettera di manleva che sollevi il Comune da responsabilità al riguardo. 
L’insigne e riconosciuto “giurista” presente, alias signor Cipriani esclude, categoricamente, che la manleva abbia una qualche validità legale. Affermazione largamente dispensata successivamente, con ostentata sicumera, anche su social e media. Chiedo, in assenza del segretario, per un sopraggiunto impegno, che la questione venga in ogni caso approfondita, presente da parte mia, la massima disponibilità in ordine al testo proposto. Il giorno successivo 22 febbraio, di buon’ora, avviene un sopralluogo da parte della polizia locale e di un membro dell’ufficio tecnico per determinare ampiezza della banchina stradale e del calibro della via. Se la situazione era ben nota a tutti e tale da determinare la decisione del mese precedente non si capisce la ragione per la quale sorga la necessità di “misurare” lo stato dei luoghi. 
Evidentemente e palesemente si ricercava “altro” che giustificasse e avvalorasse l’abbattimento. La questione rimane silente fino al 24 aprile quando una telefonata, di mera cortesia, mi preannuncia che comunque le querce verranno abbattute, irrevocabilmente il 3/4 maggio, nessun accenno, giuridicamente motivato, al rifiuto della manleva. 
In data 27 aprile protocollo una lettera nella quale ribadisco come la situazione “de facto” sia difforme dalle risultanze catastali invitando gli uffici ad espletare doverosi ed opportuni accertamenti per evitare controversie legali ed il ripristino ex ante. Si sospende temporaneamente il tutto per approfondimenti. Il 6 giugno avviene il sopralluogo, concordato, dell’ufficio tecnico in seguito al quale si decide l’annullamento del previsto intervento di abbattimento delle essenze poste in via Treves, nonché l’accoglimento della proposta di manleva da parte della proprietà del manufatto interferente (recinzione)”. L’annullamento è in relazione alla constatazione che gli alberi insistono sulla mia proprietà, così come parte della strada. Ora mi chiedo: 
a) il punto luce che si trova sul mio mappale deve rimanere o va rimosso e posizionato sulla pubblica via? 
b) la lettera di manleva devo rilasciarla? Ma se non vale niente “e non sono io a dirlo, ma il codice civile” – queste le testuali parole di Cipriani – e perché? Se gli alberi sono sul mio e se danneggiassero la mia recinzione qual’è la ratio di rilasciare una manleva a terzi, ovvero al Comune? 
c) … “in seguito alla deliberazione della G.C. n. 46 del 12/04/2011 presupposto che determinerebbe il superamento di eventuali contestazioni relative agli allineamenti stradali risalenti al 1996” singolare punto di vista giuridico, una semplice deliberazione comporterebbe l’esproprio di una proprietà privata tout court. Giustissimo l’uso del condizionale, ma non sarebbe il caso di avviare le debite azioni formali, magari con procedura d’urgenza? d) dovrei provvedere alla potatura di alberi che invadano una pubblica via realizzata però in buona misura sulla mia proprietà? 
e) e se gli impianti tecnologici, gas, reti telefoniche, fognatura dovessero risultare sul mio? Devono rimanere dove sono o no? Devo dunque comportarmi come Cipriani & C. “non guardando in faccia a nessuno e se in 25 anni non è stato fatto nulla lo faremo noi (abbattere)” e cioè reclamare nelle opportune sedi ciò che mi appartiene o usare misura e intelligenza? 
Rifletterò e molto sulla questione, perché in un modo o nell’altro bisognerà, dopo decenni, risolvere le controversie. Lascio a ciascuno codificare e comprendere, se possibile, la caparbietà, l’insistenza e la pervicacia dimostrata, in primis dalla parte politica, nel perseguire questa singolare battaglia contro le querce di via Treves. 
A me pare evidente e dimostrata la malafede, ma certo è un’interpretazione di parte, la mia, quella del dialogo, confronto e buon senso, tutte cose che sono mancate alla controparte impegnata non a ragionare, ma a screditare (vedi dichiarazioni di Cipriani erga omnes), sempre e comunque, chiunque la pensi diversamente da lui/loro.

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