Domenica si è svolta l’assemblea presso il circolo di Vittuone per discutere delle recenti elezioni. L’affluenza è stata alta e la partecipazione del segretario dell’area metropolitana e del neo consigliere regionale Pietro Bussolati ha reso ufficialità all’incontro. L’assemblea è stata introdotta dalla relazione della segretaria sulle cause della perdita di consenso del PD nelle elezioni dovute in primo luogo l’avere governato il paese sconvolto da una crisi economica nella società globalizzata unito alla difficoltà ad intercettare i giovani oltre ad un riposizionamento dell’elettorato di riferimento del Partito Democratico su ceti sociali “benestanti” che non hanno subito gli effetti della crisi in modo radicale. Gli elementi emersi negli interventi dei partecipanti sono stati:
Il clima di eterno conflitto all’interno del partito, la mancanza di una visione unitaria, il mancato rispetto delle regole di comportamento che hanno reso difficile per il Partito Democratico un utile confronto.
Inoltre nonostante iscritti e simpatizzanti abbiano lo scorso aprile rieletto Renzi, esponenti del PD hanno rimesso in discussione la volontà espressa con il voto è di fatto contestato la linea politica del Segretario.
Una diversa visione vede nella discussione e nel confronto un valore all’interno del Partito Democratico, ma deve essere il segretario/leader a fare gruppo e sintesi, mentre il doppio ruolo di segretario e presidente del consiglio non ha fatto bene al partito.
Inoltre la sinistra in generale non è rimasta al passo con le nuove politiche sociali che l’attuale modello di sviluppo impone. Il Partito Democratico in questi anni di Governo, con l’appoggio di parte del centro destra indispensabile alla approvazione di importanti riforme, ha comunque, a suo dire, portato a compimento molteplici interventi nel settore sociale e dei diritti civili che non è poi stato in grado di spiegarle compiutamente ai cittadini. Si è cercato, a suo giudizio, di dare risposte a problemi economici di non semplice soluzione, ma la perdita di voti del Partito Democratico si inserisce in un contesto europeo che a visto i maggiori partiti della sinistra a favore dei partiti populisti. I socialisti francesi sono quasi scomparsi e la SPD in Germania si è ulteriormente ridotta. I partiti in generale sono agonizzanti anche a destra si è assistito alla riduzione della CDU e in Italia a quello che sta succedendo a Forza Italia. Le promesse irrealizzabili come l’abolizione della legge Fornero o il reddito di cittadinanza fanno parte, a suo giudizio, di un unico partito dell’irrealtà a cui però tanti elettori hanno deciso di dar credito perché avevano bisogno di fare una rivoluzione. In realtà nell’attuale situazione i programmi politici contano poco davanti alla necessità di mettere in tavola pranzo e cena. Adesso nel Partito Democratico serve parlare e ascoltarsi, prendere in mano la situazione e risolvere i conflitti interni nel partito perché è nel confronto che nascono le idee. A livello locale il Partito Democratico deve ritrovare il senso dell’appartenenza. Dobbiamo essere capaci -afferma il Pd- di andare oltre le analisi su noi stessi, e ritrovare l’entusiasmo della partecipazione. E’ uno sforzo che chiediamo a tutti, iscritti e simpatizzanti; non possiamo rimanere a leccarci le ferite ma dobbiamo ripartire con la consapevolezza che il nostro rimane l’unico partito in grado di contrastare la deriva populista. Ripartiamo, mettiamo al centro la vita delle persone, la quotidianità della gente. Il nostro circolo deve essere un punto di riferimento di chi vive una qualsiasi forma di disagio: economico, sociale, culturale. Dobbiamo tornare ad essere un partito popolare che parla alla gente. Ricominciamo da sinistra, dalla riorganizzazione della nostra forza, dal ripensare la nostra partecipazione politica. Il PD ha perso le elezioni ma per fortuna -dice ironico- abbiamo guadagnato: la pensione a 60 anni, il reddito di cittadinanza per tutti, la flat-tax per ricchi e poveri, non avremo più immigrati e saremo felici in un “Italia delle meraviglie”
