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L’amministrazione comunale non ci sta a soccombere nella causa per l’area feste e tenta l’impossibile per ribaltare la sentenza. Infatti ha dato mandato a un legale diverso da quello che l’aveva assistito nel processo di primo grado (forse) nella speranza che possa bastare per far valere le proprie ragioni. Del resto l’avvocato Gianluca Borghesan sin dalla prima ora non era convinto in un esito favorevole della vertenza e non a casa aveva suggerito di transare, ma in un municipio non hanno voluto sentire ragioni. Il risultato è che il Comune è stato condannato a pagare alle controparti (società Coruzzi, ingegner Angelo Munari e architetto Angelo Claudio Massetti) la bellezza di 420.000 euro per il lotto A, ma restano sub judice i lotti B e C con rischio di ulteriore condanna. Da qui ora l’incarico all’avvocato Giorgio Lezzi per una spesa di 11.305,28 euro. Comunque il legale aveva precedentemente assistito l’ente nell’accertamento tecnico preventivo relativo al lotto C dell’area feste e a seguito della domanda riconvenzionale avanzata dalla società Corruzzi è entrato nel giudizio de quo e quindi, secondo il Comune, possiede cognizione della vicenda.

Una missione tosta per nuovo legale. Certo che se si va a leggere con attenzione la sentenza emerge che il Comune è stato condannato fra l’altro a riconoscere gli interessi alle controparti successivamente al collaudo riconducibile quando era in carica la precedente amministrazione comunale. Alla società Coruzzi a partire dal 9 gennaio 2013 e all’architetto Massetti dal 16 dicembre 2013. Poi la causa promossa dalla commissione straordinaria per contestare vizi e difformità nelle opere eseguite a leggere la sentenza non è avvenuta nei successivi 60 giorni dal collaudo. Infatti nella sentenza si legge che per riguarda la società Coruzzi “non può prescindere che in data 9 gennaio 2013 l’attore (Comune) ha approvato il collaudo amministrativo dell’opera realizzata, rendendolo pertanto definitivo e non più retrattabile. Tale atto, secondo l’orientamento ormai consolidato della giurisprudenza di legittimità, costituisce la conclusione formale del procedimento amministrativo di collaudo ed equivale, quanto agli effetti, all’avvenuta accettazione dell’opera da parte del committente privato ex art. 1667 c.c. (Cass. 26338/2016). Tali effetti, è bene ricordarlo, comprendono la perdita della garanzia per i vizi conosciuti o conoscibili dal committente alla data dell’accettazione”. Non è tutto. Per quanto concerne l’operato dell’ingegner Munari si legge che “non emerge dalla lettura degli atti dell’attore (Comune) con chiarezza l’indicazione degli inadempimenti all’incarico che sarebbero addebitabili al convenuto Munari, né quale sia il preteso nesso di causalità fra tali inadempimenti e i vizi e difetti dell’opera lamentati”. Infine per l’architetto Massetti si evidenzia che “l’attore (Comune) all’evidenza manca di allegare specifici inadempimenti all’opera prestata dal collaudatore, posto che le operazioni di collaudo, consistite in ben tredici visite all’opera da collaudare (cfr. doc. 17 attore), sono pacificamente avvenute nel corso della primavera-estate 2012, mentre i vizi e difetti riscontrati dai responsabili sopra individuati sono per la prima volta documentati nel maggio 2014 (doc. 19 attore): non può invero inferirsi, sulla base del solo dato -peraltro contestato- che tali vizi fossero presenti e riconoscibili nel maggio 2014, che le operazioni di collaudo siano state eseguite in modo negligente”. 


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