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Non sono finite le vicissitudini di Christian Provvisionato, 43 anni, liberato in maggio, dopo 21 mesi passati nelle prigioni della Mauritania, per un reato (spionaggio informatico) che non ha mai commesso. Infatti l’uomo, nonostante i tentativi, non è riuscito a ottenere il passaporto né tantomeno il computer e il telefono che gli sono stati sequestrati al momento dell’arresto. Il che per lui è un grosso guaio, perché senza passaporto non può svolgere il suo lavoro all’estero. Non solo. Siccome è stato restituito in libertà a seguito a una trattativa diplomatica potrebbe in qualunque momento ritrovarsi estradato in Mauritania, se il Governo di questo Paese spiccasse un mandato di arresto internazionale. Una situazione paradossale, ma tant’è. I tentativi di Provvisionatoper far sì che la sua posizione venga chiarita per il momento non hanno sortito alcun effetto.
La Farnesina continua a non dare risposte, la Mauritania non è da meno alla richiesta di riconsegna del passaporto e degli strumenti informativi. Un silenzio assurdo che però fa male e tiene in altro modo in ostaggio Provvisionato, che peraltro da due anni non percepisce alcun stipendio e per di più è disoccupato. E come se non bastasse la sua famiglia ha dovuto sostenere notevoli spese legali. Una condizione che non si aspettava di vivere, ma quando si mette di mezzo la burocrazia l’inatteso si materializza minaccioso. La stranezza è che i veri colpevoli dell’intrigo internazionale sono iscritti negli atti ufficiali, ma Provvisionato continua a restare impigliato nella vicenda dell’acquisto di software-spia da parte delle autorità mauritane in cui non ha avuto alcun ruolo, se non quello di essere stato mandato dalla società per cui lavorava a sostituire un consulente che doveva rientrare in Italia.

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