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| Alfredo Celeste |
Ci son voluti quasi 6 mesi per il deposito della sentenza con cui l’ex sindaco Alfredo Celeste è stato mandato assolto. Infatti proprio in questi giorni sono state rese pubbliche le motivazioni dell’assoluzione dell’ex primo cittadino. Un’assoluzione che lo riscatta dal fango che gli è stato rovesciato addosso, ma con il retrogusto dell’amarezza per tutta la sofferenza patita da quel 16 ottobre 2012. Ma, a parte le amarezze, nella sentenza si dice che che “manca la prova certa di un accordo sinallagmatico (reciprocamente obbligante) tra Costantino e Scalambra da un lato e Celeste dell’altro, avente a oggetto la promessa del sindaco di agevolare le imprese collegate a Scalambra e Costantino nell’assegnazione di appalti e lavori pubblici gestiti dal Comune di Sedriano quale corrispettivo di un loro sostegno politico, né la sussistenza di un tale accordo può desumersi da fatti accertati, che siano dotati dal carattere dell’univocità e della concordanza”.
La conferma che non c’è stato alcun illecito viene, secondo il Tribunale, dalla “circostanza che Costantino nei plurimi colloqui intercettati, non ha mai fatto riferimento a un’illecita pattuizione con il sindaco Celeste, diversamente con quanto è accaduto a proposito di Zambetti e di Giudice“. L’unica espressione di Costantino ‘lo avevo aiutato a Sedriano a fare il sindaco’ è stata ritenuta dal Tribunale vaga e vuota di significato e “che potrebbe riferirsi, per la sua vaghezza, a qualunque apporto personale, anche minimo e di carattere lecito, da lui offerto durante la campagna elettorale”. E in ogni caso è un’espressione che si riferisce alla campagna elettorale del 2009 “in cui Costantino non era ancora un collettore di voti attinti dal contesto mafioso”. Il Tribunale ha riconosciuto che “non risultano assegnati a Scalambra o, alle cooperative che a lui facevano capo, lavori pubblici significativi dall’amministrazione del Comune di Sedriano” e sulla presunta promessa a Costantino di un locale al Bennet, “Celeste si è limitato a fare una mera ‘raccomandazione’ di nessuna rilevanza penale. Da qui la conseguente assoluzione di Celeste dall’imputazione ascrittagli, “perché il fatto non sussiste”. Certo adesso Celeste, salvo l’impugnazione del Pm, è libero di tornare sulla scena politica come da più parte gli viene sollecitato, ma l’ex sindaco è davvero intenzionato a ritornare in pista per completare il lavoro che gli è stato impedito di portare a termine?
