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Le email dell’ormai ex comandante Paolo Porro, pubblicate dal settimanale Settegiorni, sulla sua (presunta?) non condivisione ai lavori delle vie Verdi e Mazzini rischiano di mutarsi in carta bollata. Sì, perché Porro, a quanto è filtrato dal municipio, sarebbe  pronto a sporgere querela contro ignoti per il “furto” delle email che sono pervenute al giornale e poi pubblicate. L’ex comandante, stando alle indiscrezioni, si sarebbe affrettato a comunicare ai massimi vertici del Comune di non essere stato lui a passare le email, anzi di essere vittima del trafugamento del faldone in cui erano conservati i file. Ma, al di là della circostanza e delle possibili strumentalizzazioni, per Porro, che ha appena perso il comando e magari stava meditando di fare ricorso, non è il massimo, anzi rischia suo malgrado di trovarsi in una condizione di estrema fragilità.
Tuttavia resta il problema del contenuto delle email, ovvero del parere non favorevole di Porro ai lavori. Una presa di posizione che potrebbe far prefigurare scenari in cui interessi privati   (favore al bar Mazzini) prevarrebbero su quelli pubblici così come denunciato dalle opposizioni. Vero o non vero, il tema è scottante e aperto a esiti per adesso non chiari e su cui le opposizioni sono pronte a scatenarsi e forse anche a querelare gli amministratori per le loro dichiarazioni pubbliche difformi rispetto all’email sub judice. L’amministrazione comunale però getta acqua sul fuoco. “A prescindere -spiega il vicesindaco Davide Rossi– da come le email sono arrivate al giornale, resta il fatto che a quella resa pubblica sono seguite altre in cui Porro corregge la sua posizione che da parere negato passa a semplice opinione. Certo la mancanza di comunicazione fra uffici c’è stata e per questo abbiamo sollecitato i responsabili a collaborare per evitare disfunzioni. Intanto per oggi pomeriggio abbiamo convocato le posizioni organizzative e successivamente anche i dipendenti per chiarire bene quali sono i doveri e i comportamenti da tenere per scongiurare sanzioni disciplinari e addirittura licenziamenti”. Finirà tutto -per così dire- a tarallucci e vino?

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