Era stato montato un can can per licenziare la dipendente comunale Barbara Navoni, rea dell’appropriazione indebita di 930 euro nell’ambito della gestione delle carte di identità nell’ufficio anagrafe in cui lavorava. Ma che poi ha restituito. Adesso da come si è messa la vertenza sembra che l’ex impiegata potrebbe essere restituita al suo posto di lavoro. La decisione in giugno quando andrà in scena la nuova udienza del Tribunale del lavoro di Milano, ma le premesse per la riassunzione di Navoni pare che ci siano. Certo al di là delle ragioni di principio è singolare che sia stato avviato un procedimento costoso (quasi 6.000 euro per il legale) e per di più dall’esito incerto come si sta clamorosamente palesando per un ammanco modesto e per di più rifuso.
Ma così vanno nel nostro Belpaese le cose a conferma dei versi della splendida canzone “Don Raffaè” di Fabrizio De André che “lo Stato si costerna, s’indigna, s’impegna / poi getta la spugna con gran dignità”. Se l’ex dipendente dovesse essere per davvero reintegrata in servizio per il Comune si evidenzierebbe obtorto collo l’esigenza di valutare in quale ufficio inserirla in quanto è ipotizzabile che per ragioni di opportunità non possa tornare tout court nel suo vecchio posto.
