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La comunità pastorale tra le piccole realizzazioni proposte dalla Diocesi di Milano per la quaresima ha scelto il progetto a sostegno dei bambini di strada della città di Gibuti (Repubblica di Gibuti). Un’iniziativa per favorire l’inclusione sociale e la protezione dei bambini senza dimora. Tuttavia se è importante il momento della raccolta dei fondi (con la busta distribuita la V domenica di quaresima e ritirata la domenica delle Palme) non è da meno l’opportunità di stabilire contatti, costruire comunicazione, instaurare confronti e scambi, dare spazio all’arricchimento culturale, di interrogare e rendere viva l’esperienza della fede. L’obiettivo del progetto è offrire ai bambini di strada e senza dimora della città di Gibuti e dei suoi dintorni protezione, accoglienza e inclusione sociale dei bambini e degli adolescenti vulnerabili.  Il centro diurno di Caritas Gibuti rappresenta, nella capitale, l’unico punto di riferimento per tutti quei minori abbandonati che sopravvivono nelle baraccopoli circostanti la città. Queste accolgono al loro interno circa il 25% della popolazione totale, spesso immigrati irregolari, che non hanno accesso ai servizi di base, come l’istruzione, l’assistenza sanitaria e sociale. Il proposito è contribuire a rafforzare l’operato del centro gestito da Caritas Gibuti, che può accogliere fino a 110 bambini per sei giorni alla settimana, nell’offrire la prima accoglienza e i servizi essenziali. Quotidianamente vengono offerti pasti caldi ai ragazzi, oltre alla possibilità di accedere ai servizi igienici e di lavanderia.

Alcuni volontari si occupano della scolarizzazione, fornendo insegnamenti di base in matematica e francese, cercando al contempo, di sensibilizzare sull’uso di sostanze stupefacenti e sulle buone pratiche di igiene personale.
Molto importante è la presenza di un’infermeria attrezzata, gestita da alcuni volontari, che offre sostegno a tutti coloro che ne fanno richiesta.
Per i casi più gravi Caritas Gibuti ha un piccolo fondo per poter sostenere i costi di eventuali ricoveri negli ospedali.

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