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La denuncia dell’ex primo cittadino risale al luglio scorso, ma l’iniziativa per effetto della sentenza di assoluzione dell’altro mercoledì in quanto “il fatto non sussiste” può assumere una valenza diversa e avere un peso  specifico più rilevante. Il 25 luglio scorso l’ex sindaco Alfredo Celeste si era rivolto alla Procura di Milano per denunciare per omissione di atti d’ufficio l’allora ministro all’Interno Angelino Alfano e per falso ideologico in atto pubblico gli ignoti estensori e firmatari ministeriali e/o prefettizi della relazione da cui è poi disceso il commissariamento del Comune. Il tutto è scaturito dalla relazione che, a giudizio di Celeste, è stata segnata da gravi errori e affermazioni non rispondenti al vero.


Da qui in primis la sua richiesta di conoscere l’estensore della “relazione per poter agire  nei suoi confronti davanti al magistrato ordinario”, ma dal Ministero dell’Interno, tramite la Prefettura di Milano, gli hanno risposto che la domanda “formulata nei termini suddetti, risulta sostanzialmente preordinata ad esercitare un controllo generalizzato dell’azione amministrativa, da ritenersi inammissibile ai sensi dell’art 24, comma 3, della legge 241 del 1990”. Troppo, secondo Celeste, per fermarsi davanti al fatto compiuto. “La relazione -afferma l’ex sindaco– costituisce un atto pubblico e per di più di grande importanza per la vita del paese visto lo scopo e i soggetti destinatari. Inoltre è un atto di amministrazione e non di governo, come ammesso dalla stessa Prefettura di Milano. Poi non può quindi essere passata sotto silenzio la gravità dell’azione del/degli ignoti estensori della relazione in questione, che hanno esposto delle circostanze contrarie addirittura a dati documentali. Il ministro Alfanoe gli eventuali altri firmatari del provvedimento, nonostante l’ampia possibilità di verifica della correttezza del contenuto della relazione, dopo la ricezione della mia missiva, non hanno controllato e rettificato il contenuto, così pure come di adottare sanzioni e/o denunciare gli estensori della relazione”. Abbastanza, secondo Celeste, per procedere alla denuncia degli estensori della relazioni e del ministro Alfano. Non è tutto. L’ex sindaco nella sua denuncia chiede alla Procura di indagare anche sugli accordi transattivi relativi al piano integrato d’intervento Villa Colombo, avvenuti durante la gestione commissariale, in cui “al privato è stato concesso di realizzare il PL che aveva sempre agognato e non gli era mai stato concesso da alcuna amministrazione per l’esigenza pubblica di risistemare complessivamente le aree interessate e limitrofe, cancellando tutti i profili di rilevanza pubblica che caratterizzavano e devono necessariamente caratterizzare un piano di intervento integrato per legge (cessione al Comune del bene storico-artistico Villa Colombo e della cascina Tiraboschi, edilizia convenzionata, risistemazione del parco, ecc…).

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