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La vicenda dell’ammanco di denaro dall’ufficio anagrafe si è concluso con il licenziamento della dipendente comunale infedele. L’inevitabile risultato del procedimento avviato dall’amministrazione comunale sulla scia delle verifiche di routine in cui è emerso uno scarto fra il denaro introitato e il numero delle carte d’identità rilasciate e registrate al registro elettronico. Da qui gli accertamenti che sono culminati nel licenziamento di Barbara Navoni, rea, secondo il Comune, dell’appropriazione indebita di 940 euro. Una cifra irrisoria, ma tant’è. La somma sarebbe stata sottratta nell’arco di 3 anni.

Il che fa pensare che nei controlli precedenti nessuno si sarebbe accorto di nulla e soltanto adesso è venuto fuori l’inghippo. Ma la storia non è finita qui. Infatti sono aperti due procedimenti a carico dell’ormai ex dipendente. Uno davanti alla Corte dei conti e l’altro in Procura per danno erariale. Ma i tempi sono più lunghi per giungere a conclusione. Eppoi è sempre possibile che l’ex dipendente faccia ricorso per far valere le proprie eventuali ragioni.

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