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Il sindaco Yuri Santagostino l’aveva annunciato il 20 luglio che i profughi sarebbero arrivati in città e che “Cornaredo di fronte all’emergenza avrebbe fatto la sua parte responsabilmente, senza inutili proclami e gestendo al meglio la situazione”. Ed è stato facile profeta, perché stando alla delibera che Arese, anticipando tutti, ha già predisposto si statuisce  che i 9 Comuni del Rhodense (Arese, Cornaredo, Lainate, Pero, Pogliano, Pregnana, Rho, Settimo Milanese e Vanzago) sono coinvolti nella predisposizione di un progetto di accoglienza e nell’attivazione delle procedure necessarie per la scelta del soggetto attuatore degli interventi.

Tuttavia per mettere nero sul bianco si dà mandato all’Azienda speciale dei 9 Comuni per promuovere le misure di accoglienza dei richiedenti asilo sul territorio del Rhodense, nonché a richiedere i finanziamenti del Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo (Fnipsa). Non solo. L’accoglienza da includere nel sistema di welfare locale è incentrata su residenze diffuse sul territorio e destinate a piccoli gruppi di persone per garantire così integrazione, progressiva emancipazione e maggiore controllo e sicurezza alla comunità. Del resto il sindaco si diceva convinto che “Cornaredo è una comunità inclusiva e solidale, fedele alla sua storia e ai suoi valori. Tutto il resto viene di conseguenza”. E sì perché adesso bisogna passare dalla mozione dei buoni sentimenti alla concreta attuazione. Secondo Santagostino “la storia della nostra città,  ci insegna il valore di trattare gli altri con dignità e rispetto, anche se non li conosciamo perché arrivano da lontano e inaspettati. Sono questi i valori con cui dobbiamo trattare quanti arrivano in Italia fuggendo da Paesi travolti dalla guerra, dalla fame, dalle persecuzioni. L’alternativa è nascondere la testa sotto la sabbia, pestare i piedi come bambini capricciosi, lasciare che le difficoltà ricadano sui nostri vicini di casa e decidere di essere peggiori di quel che vogliamo e dobbiamo essere”.

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