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Don Antonio Ercoli ha lanciato un messaggio alla comunità sui cambiamenti che si vogliono promuovere per affrontare le nuove epocali sfide della modernità.
Positività e negatività su cui dobbiamo riflettere per partire bene per un nuovo momento costruttivo della comunità. L’impressione mia, e l’ho già detto altre volte, è che viviamo in un momento di passaggio in cui è difficile vedere i punti saldi su cui appoggiarsi per costruire qualcosa di nuovo al servizio della comunità o rafforzare altri, che sono sempre stati dei lavoratori, ma che in questo momento,

a causa di variazioni sostanziose relative a persone di riferimento o relative a situazioni socio religiose che esigono un ripensamento pastorale, è difficile pensare a come farli crescere o partecipare.

Accenno ora solo a tre ambiti che stanno a cuore a tutti:
1 ) Come tradurre l’evoluzione epocale che Papa Francesco propone alla chiesa con la mentalità evangelica che Lui ci mette davanti e noi siamo ancora invischiati in un cammino di fede per arrivare alla gioia del vivere, di cui dovremmo essere portatori, fatto di un cammino di regole pesanti, molte volte non traducibili nella mentalità dell’uomo d’oggi, che tendono ad allontanare piuttosto che far sentire la nostra Fede come un’acqua che disseta, che corrobora e che dà uno slancio per camminare in avanti. Cosa fare? E la società, anche con gli ultimi interrogativi sociali ha urgente bisogno di laici adulti, consci di questi grandi servizi.
2 ) Si sta lavorando con impegno da parte di don Matteo e di tutti quelli che si impegnano per l’oratorio, con le famiglie e con i ragazzi per aiutare a crescere le nuove generazioni umanamente ricche. C’è da passare dallo schema dell’oratorio come coadiutore più collaboratore di catechiste più ragazzi, allo schema nuovo di una comunità educante. C’è tanto già, ma a me sembra di essere come in una stanza in cui tutto è lì pronto appoggiato alla parete. C’è chi ci mette mano con passione, ma manca il coordinamento, senza la colpa di nessuno, verso quel nuovo essere dell’oratorio che la comunità parrocchiale esige. E questo esige un tempo di persone appassionate, di un tempo per crescere e per correggere continuamente il progetto. Un tempo l’avevamo davanti e al coadiutore e ai suoi collaboratori bastava riempire le diverse caselle, adesso è un momento di ripensamento. Senza spaventarsi perché è così.

3) Accenniamo solo al terzo cantiere aperto che è quello del restauro della chiesa, che abbiamo sempre visto legato a una riappropriazione del soggetto alla sua comunità, perché punto di riferimento è la chiesa all’interno di un paese, ma ancor più il cristiano che lì cresce, vive e annuncia. Purtroppo, dando per scontata la volontà di tutti, ci troviamo incagliati nel solito problema finanziario che tocca la soluzione di una scelta così grande. E un momento finanziariamente difficile, è un momento in cui anche certi enti sociali, a cui si poteva far riferimento nel passato, sono privi di risorse per aiutarci, anche se non manca la buona volontà. Rimangono i singoli cristiani e le singole famiglie, oberati già da tanti problemi di diverso tipo, che si sentono interpellati e sollecitati dal parroco e dalla comunità. Un sacrificio coraggioso di intervento maggiore, chiederemo alla ditta del restauro, se è disponibile ad un allungamento dei pagamenti, cercheremo di spingere tutti noi ad iniziative di intervento in questo campo. Per ora, sono tutte ipotesi. Noi puntiamo sul coraggio di andare avanti. Puntiamo però soprattutto sul sentirci tutti uniti in questo ‘Segno’ che può essere la sintesi di un cammino di crescita della comunità vissuto in questi ultimi 20 anni. Coraggio!

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