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Tina Ciceri (Pd) è diventata un caso politico. Sì, il suo strisciante “dissenso” è ora giunto al culmine con la decisione in vista del referendum di ottobre di schierarsi a favore del “sì”. Una presa di posizione che, essendo in aperto contrasto con esponenti di primo piano del circolo cittadino, a cominciare dall’ex segretario del circolo Ivan Andrucci, non sembra indolore né tantomeno da liquidare come se non esistesse. Insomma una brutta gatta da pelare per il Pd cittadino. Certo che Ciceri, pur avendo le qualità, non è stata trattata bene dal Pd che non l’ha gratificata né prima con un assessorato né dopo, quando c’erano tutte le condizioni, con la presidenza del consiglio comunale.

Adesso i nodi sono venuti al pettine, ma non per dispetto o per ripicca in quanto Ciceri ha maturato il suo “dissenso” non per ragioni emozionali, ma per scelta politica che non è frutto di situazioni contingenti, ma il naturale approdo di un percorso Il successo elettorale nel 2013 del Pdcon un’alleanza al ballottaggio e poi modificata in corso d’opera è valso sì a mantenere le poltrone e a giungere alla scadenza della legislatura, ma ha finito per generare malumori, mal di pancia e ora chiaro dissenso. Ciceri dimostra di essere sempre più insofferente e si è visto in occasione dell’approvazione del bilancio che sono dovuti andare a prelevarla a casa per non finire Ko, ma anche nell’ultima seduta consiliare se n’è andata prima del tempo e solo per l’assenza di Monica Gibillini per via della nascita della figlia se la son cavata. Tutto lascia immaginare che si vada avanti così per almeno al prossimo aprile, visto che il bilancio è stato approvato e rischi di commissariamento, anche se la maggioranza venisse meno, non ce ne sono. Poi, mancando un anno alle elezioni, si vedrà… (Aggiornato)

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