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| Valeria Chiesa |
Ricevo e pubblico questo comunicato dell’assessora alle politiche sociali Valeria Chiesa sulla contestata situazione degli ambulatori comunali.
Da più parti arrivano attacchi strumentali relativi all’apertura “non in sintonia” con le idee di alcuni esponenti di alcune parti politiche. Intendo precisare che le leggi che riguardano il servizio sanitario nazionale hanno assistito, nel corso degli anni al mutamento della distribuzione delle competenze istituzionali, finalizzate ad assicurare le funzioni e compiti al fine di tutelare meglio la salute degli individui e della collettività.
In origine, con la legge 833/78, il legislatore aveva individuato i Comuni, le Regioni e lo Stato stesso come erogatori delle prestazioni del servizio sanitario nazionale; con il riordino legislativo del 1992/1993, il legislatore ha attribuito in via esclusiva alle Regioni sia le funzioni legislative sia amministrative in materia di assistenza ospedaliera e sanitaria.
In origine, con la legge 833/78, il legislatore aveva individuato i Comuni, le Regioni e lo Stato stesso come erogatori delle prestazioni del servizio sanitario nazionale; con il riordino legislativo del 1992/1993, il legislatore ha attribuito in via esclusiva alle Regioni sia le funzioni legislative sia amministrative in materia di assistenza ospedaliera e sanitaria.
Per anni le amministrazioni hanno dato in concessione l’utilizzo dei locali del poliambulatorio sedrianese mettendo a bilancio circa 70.000 euro a fronte di un introito massimo di 29.000 euro, sebbene dal 1992/1993 non fosse più di competenza dei Comuni. Mancato aggiornamento in materia legislativa? O forse perché, noncuranti delle leggi, i soldi venivano spesi senza porsi troppe domande?
Occorre in questo momento storico spendere in maniera più oculata e mirata a fronte di un aumento esponenziale delle risorse che si rendono necessarie per l’erogazione di servizi destinati ai diversamente abili e, come risaputo, di introiti da parte di Stato e Regioni di gran lunga diminuiti; tra l’altro l’odierna capacità di spesa è ancor più limitata, anche a causa di mutui accesi in passato in maniera forsennata, a fronte dei quali dobbiamo pagare annualmente circa mezzo milione di euro.
Ricordo inoltre che negli ultimi anni lo Stato, tramite un questionario relativo ai fabbisogni standard (Sose), mappa l’intero territorio nazionale al fine di promuovere un uso più efficiente delle risorse pubbliche. Aprire il poliambulatorio con la vecchia logica, oltre a essere “fuori normativa” e non essere riconosciuto tra i fabbisogni standard, comporterebbe che le spese sostenute per la loro riapertura non potrebbero essere inserite nel questionario citato né nelle rendicontazioni delle proprie attività che periodicamente il servizio sociale è chiamato a rendere, con conseguente diminuzione delle quote di trasferimento che Stato e Regione riconoscono all’ente per l’esercizio delle funzioni fondamentali attribuitegli dalla normativa vigente.
D’altra parte la totale assenza e/o il fallimento sui territori limitrofi (e non) di un servizio strutturato come nei desiderata della vecchia politica, dovrebbero indurci a una seria riflessione circa la sua sostenibilità, tanto da un punto di vista normativo quanto economico.
Pertanto, pur consapevole delle esigenze dei cittadini e dell’alto valore socio-assistenziale degli ambulatori, ribadisco che la funzione relativa ai servizi sanitari è in capo alle Regioni, e che gli stessi verranno riaperti non comporteranno più un costo per il Comune, ma nemmeno un utile, locando gli spazi a medici a fronte del pagamento di un canone trimestrale, calcolato sull’effettivo costo, ed applicando, per i cittadini di Sedriano, un prezzo scontato di almeno il 20% sul prezzo di listino.
